La Politica alla Gente.
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Ci impegnamo a pubblicarle tali quali le riceveremo, senza operare alcuna selezione.



Cambiare l'Italia?..  Che pretese!
Riceviamo, in risposta a una lettera di Pino Ricci del 16 febbraio.
Caro Pino Ricci,
grazie per il commento. L'obiettivo di costruire la coscienza politica del "gruppo di persone" che aderisce al non-movimento non-partito (ma allora cos'e'?) mi sembra commendevole e vi faccio tanti auguri. Ma non e' troppo ampio?
Cosi' come mi sembra ambizioso tutto il progetto de La Politica alla gente che "si pone lo scopo di cambiare il modo in cui e' gestita la nostra nazione".
Altra cosa sarebbe avere obiettivi specifici che avvicinino la politica alla gente. Per esempio la modifica della legge sui rimborsi elettorali. Il signor Fatuzzo del partito dei pensionati con le elezioni si arricchisce ma per il nostro paese non fa assolutamente nulla. Finche' fare le elezioni e' un business la democrazia e' sofferente. La Politica alla gente fa qualcosa in merito?
Per esempio, ancora, il ripristino dei voti di preferenza. Il fiato sul collo del quale parli oggi sarebbe destinato ai portavoti e ai funzionari zelanti che i vertici di partito candidano. Gente insensibile al nostro fiato e alle nostre preferenze, che non possiamo attribuire.
Insomma, siamo pieni di problemi. Mi sembra che affrontarli tutti piu' che impegnativo sia inutile.
Cordiali saluti e, comunque, in bocca al lupo.
        Massimo Biondi     -     mail@massimobiondi.it
20 febbraio 2008



"La Politica alla Gente" e i partiti
[ 16 febbraio 2008 ]
Riportiamo un commento allo scritto "Intervenire sui partiti?" qui pubblicato il 21 gennaio.
Caro Massimo Biondi, condivido tutta la premessa del Tuo intervento; devo al contrario smentire le conclusioni su "La Politica alla Gente". Un "gruppo" di persone (non gradisco chiamarlo movimento) che si autoidentifica col termine "politica alla gente" non puo' essere antipolitico (per sua stessa definizione). La definizione "apartitico" invece e' appropriata, ma non nel senso di sterile rifiuto dell'idea di partito, bensi' come non legato ad alcun fondamentalismo ideologico-territoriale. Questo significa che ognuno e' libero di appartenere o meno ad un partito e/o di avere la sua ideologia. Alcuni di noi, ad esempio il sottoscritto, credono che il luogo deputato per l'azione politica sia, in fine, un partito e che, come sottolineavi tu, se la maggioranza degli iscritti dello stesso fossero animati da buone intenzioni, lo spazio per l'opportunismo politico sarebbe minimo se non addirittura inesistente.
Per concludere, "La Politica alla Gente" e' ben altra cosa rispetto ai movimenti di protesta e lagnanza varia. Cerchiamo di costruire la coscienza politica di ognuno di noi, con la prospettiva di vederci in fine agire e pesare nelle strutture preposte all'esercizio della politica.
            Ricci Pino     -     pino.ricci@lapoliticaallagente.it
16 febbraio 2008




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Intervenire sui partiti?
[ 21 gennaio 2008 ]
Le degenerazioni che li vedono protagonisti fanno pensare molti - per esempio i seguaci di Beppe Grillo e dell'antipolitica - a una politica senza partiti. Probabilmente e' sbagliato. Forse lo strumento piu' adatto per riformare la politica e' proprio il partito. I cittadini che non si riconoscono nella politica attuale non possono non riconoscersi neppure nelle grandi idee guida che formalmente ispirano i partiti esistenti. Senza grandi principi e' meglio non occuparsi neppure di politica ma solo di amministrazione. Con pochi ma chiari principi in testa si puo' decidere l'adesione ad un partito che non ne sia distante e sforzarsi di modificare le cose non "contro" i partiti ma "dentro". Cercare di ricondurli al loro ruolo storico di portatori di idee e interessi legittimi, di cinghia di trasmissione fra istituzioni e societa', fra bisogni e soluzioni.
Finche' molti si iscrivono al partito con l'obiettivo di trarne benefici personali, eventualmente anche non legittimi, e' inevitabile che il partito intraprenda sostanzialmente l'azione di procacciatore di tali benefici. Se fossero invece tanti coloro che si iscrivono, e partecipano, per affermare valori alti - tra i quali la rettitudine e il rispetto della cosa pubblica e dei cittadini - e' possibile che i faccendieri prima o poi si sentano messi all'indice, mentre oggi sono blanditi e riveriti.
La mia impressione e' che l'amalgama de "La politica della gente" sia l'antipolitica, cioe' l'anti-partitismo. Forse per taluni aspetti il qualunquismo. Cose che non portano da nessuna parte salvo una sterile lamentazione o, al limite estremo, ad una rivoluzione che sembra assolutamente improbabile e comunque non auspicabile.
            Massimo Biondi
                348 7981211 - mail@massimobiondi.it - (Milano, zona Mac Mahon)
Pubblicato il 21 gennaio 2008.



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