La Politica alla Gente.
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La gente e la politica
 
In questa pagina riportiamo i contributi che affrontano piu' direttamente la questione che sta all'origine di "La Politica alla Gente": cosa puo' fare la gente comune per cambiare la politica agendo dal basso.



Non essere di parte
[ Pubblicato il 23 aprile 2008. ]
I nostri gruppi di quartiere sono un'esperienza istruttiva, per chi ne vuole e ne sa approfittare. La gente ci insegna cose di cui abbiamo bisogno tutti. Si impara a stare assieme tra cittadini di parti opposte, e a capirsi.
Ecco un amico che mi manda uno scritto, davvero eccellente, dove pero' compare la seguente frase: "In queste elezioni la Gente ha fatto sentire la sua voce. Vogliamo tutti dare fiducia a questo governo, sicuri che fara' bene." E aggiunge: "Ma sappiamo che le cose spesso non vanno come vorremmo. Prepariamoci allora: che alle prossime elezioni la voce della gente diventi la voce di La Politica alla Gente."
Traduzione:
Il nostro amico e' abituato a votare a destra. E' contento, questa volta, di aver potuto votare contro il governo in carica, reo - come tutti i governi italiani - di non aver combinato nulla. Si dichiara "sicuro" che la destra fara' bene, cosi' la prossima volta non sara' obbligato a votare per "gli altri". Si sa che la fede smuove le montagne, quindi spera gli eviti questa iattura... Ma se proprio gli andra' male, sarebbe bello che alle elezioni del 2013 ci sia "La Politica alla Gente": cosi' avra' qualcosa di "suo" da votare.
Bene, questo modo di pensare e' esattamente - specularmente - quello degli amici di sinistra. Felici di votare per la loro parte quando a governare - male - e' stato Berlusconi. Infelici quando e' la sinistra che ha governato male e sono chiamati ad esprimere il loro voto in tale spiacevole frangente.
Ci hanno insegnato da sempre ad essere di parte. La nostra partigianeria ci acceca. Tanti non voteranno mai a sinistra, per principio; e tanti non voteranno mai Berlusconi, perche' e' un disonesto.
Non discuto ne' i principi ne' la disonesta'. Discuto il nostro atteggiamento di fondo, a causa del quale non siamo mai pronti a giudicare davvero se chi governa fa bene o fa male. E siccome chi governa sa che ci comportiamo cosi', non perde tempo a cercare di far bene sul serio.

Una nazione cresce solo se ha un popolo concorde nel volerne il bene. Noi invece ci rinchiudiamo in steccati separati, incapaci di lavorare assieme alla gente che la pensa diversamente da noi e di apprezzarla per le sue qualita'.
Ci interessiamo non al bene comune ma alle contrapposizioni, fin dal tempo dei democristiani e dei "rossi" (per non risalire ancora piu' indietro). Abbiamo sempre litigato tra noi come i capponi di Renzo, e una nazione non puo' esistere senza un popolo concorde.
E' gran tempo di cambiare.

            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
23 aprile 2008



Agire collettivamente
[ Pubblicato il 10 aprile 2008. ]
Non e' mai stato facile spiegare a chi non ci conosce - e anche a chi ci conosce! - quello che stiamo facendo e che vorremmo fare. Anche le obiezioni piu' frequenti, quelle cui dovremmo essere abituati da un pezzo, ci mettono spesso in difficolta'.
Bene, da alcuni giorni dialogo con tantissimi amici vecchi e nuovi per annunciare il nostro Convegno di giugno e sollecitare le iscrizioni. Cercando sempre di ascoltare e di rispondere a tono e con misura, mi e' sembrato di trovare - un po' alla volta - le risposte giuste da dare: risposte che permettano di capirci in fretta e di superare i soliti dubbi. Le voglio offrire a tutti voi: fatemi sapere cosa ne pensate!

Lo scopo di "La Politica alla Gente" e' abituarci come cittadini ad
AGIRE COLLETTIVAMENTE .
In Italia siamo pieni di "genietti", "maghetti", ecc. sicuri di aver capito un sacco di cose; e quando ci danno dentro magari ottengono anche buoni risultati. Ma sono abituati a farlo DA SOLI. Confrontandosi con gli altri solo per "mettersi d'accordo".
Se nasce un comitato per la scuola del quartiere o anche solo per un semaforo o cose simili, magari il comitato conta centinaia di persone, ma in realta' sono uno o due a fare tutto, gli altri si limitano a firmare o a "dare una mano". In diverse occasioni ho chiesto a questi "animatori tuttofare" il loro pensiero: 99 volte su 100 la risposta e' che in Italia non si puo' fare nulla, ormai la partita e' persa! Loro, che ci sanno fare, continuano testardamente a battersi e magari anche a ottenere dei risultati, ma la loro fiducia nella possibilita' di CAMBIARE DAVVERO e' all'intorno dello zero.
Noi di "La Politica alla Gente" siamo decisi a FORMARCI ASSIEME all'azione collettiva. E' anzitutto una questione di cultura, di abitudini, di "clima". Un'immagine che mi viene in mente con piacere sono le "cene" americane, dove le signore fanno assieme da mangiare e si fa la colletta per l'iniziativa del gruppo.
La "fabbrica del programma", cui i nostri gruppi lavorano da due anni, produce in primo luogo NON DEI DOCUMENTI ma DEI CITTADINI capaci di confrontarsi e di operare assieme con ordine. Il passo successivo, a mio giudizio, potrebbe essere il seguente: imparare ad affrontare i problemi locali in modo DAVVERO COLLETTIVO. Cioe' cooperando ordinatamente all'interno del gruppo di quartiere, e aiutandoci tra i diversi gruppi di quartiere; e valorizzando anche chi di tempo ne ha pochissimo - negoziante, libero professionista, ecc. - ma vorrrebbe sinceramente far qualcosa.
In questi due anni la mia azione ha puntato solo a questo: non a "fare io", ma a lavorare perche' la gente sia in grado di "fare assieme".
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
10 aprile 2008



"La Politica alla Gente":  una vocazione
[ Pubblicato l' 8 aprile 2008. ]
Pochi giorni ci separano dalle elezioni, e' normale che chi si interessa alla politica abbia i pensieri fissi sul voto.
Gli unici "animali politici" un po' anormali, a mia conoscenza, sono gli amici di "La Politica alla Gente".
Anormali solo un po', perche' ovviamente anche noi non siamo insensibili a quanto sta succedendo; e ciascuno si prepara a esercitare secondo coscienza il suo diritto/dovere di elettore.
Ma i nostri pensieri rimangono fissi sui problemi concreti degli italiani: lavoro (specie precario), carovita, sanita', casa, scuola, giustizia, ordine pubblico, riforma della Pubblica Amministrazione... l'elenco e' lungo.
Vogliamo un'Italia radicalmente diversa: dove i politici non prendano in giro la gente. Neanche promettendo provvedimenti in se' buoni, ma slegati da piani organici che rifondino i servizi sopra elencati in modo conforme ai desideri dei cittadini.
Se i vostri pensieri restano fissi alle questioni sostanziali, questo e' il segno chiaro che avete una "vocazione" speciale a partecipare attivamente al nostro movimento.
Un secondo segno, e' la capacita' di credere che i cittadini italiani possano cambiare. Questo per il momento e' un segno raro, se non rarissimo... Ma sono convinto che qui si giochera' la nostra "partita". Ogni modo di pensare legato al vecchio schema:
" popolino che cerca i suoi leader -
i nuovi leader in pectore che creano l'ennesimo partitino -
e poi via verso il glorioso futuro "
non riuscira' ad essere produttivo in "La Politica alla Gente". Il nostro compito e' creare un'aggregazione tra i semplici cittadini in cui questi imparino a operare collettivamente, e in seguito a farsi valere in quanto tali: semplici cittadini di una nuova nazione.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
8 aprile 2008



La rete dei nostri gruppi
e il telefono

 
[ 6 aprile 2008 ]
L'argomento puo' sembrare di poco conto, rispetto alle questioni "di principio" di cui si discute volentieri.
Ma e' un fatto che i nostri gruppi esistono solo grazie a un attento uso del telefono.
In questi ultimi mesi alcuni moderatori mi hanno ampiamente sostituito nel telefonare ai membri del loro gruppo, sia per tenere vivi i contatti che per confermare l'incontro successivo.
Ebbene, in alcuni casi - non in tutti, certo - e' venuta piu' gente (e piu' motivata) rispetto a quando le telefonate le facevo tutte io.
Evidentemente le persone sono incoraggiate se capiscono che il nostro e' un lavoro davvero collettivo. E questo lo possono capire solamente se constatano che sono piu' persone a farlo materialmente.
E qui entra in gioco l'"amico" telefono.
Non serve gran che mandare messaggi di posta elettronica a liste piu' o meno lunghe di destinatari; con molti dei quali magari non si ha mai nemmeno parlato in tutta la vita. Anzi, secondo me si tratta di una scorrettezza sostanziale. E' ammissibile che lo si faccia per motivi di forza maggiore, quando c'e' una notizia importante da diffondere al piu' presto. Altrimenti no. Il messaggio di posta elettronica deve essere accompagnato, se non tutte le volte almeno la maggior parte delle volte, da una telefonata. Il cui primo significato e' la considerazione che ho per la singola persona: gli individui non sono soldatini da mettere in fila, ma esseri umani che meritano un pezzo del mio tempo.
Ecco un motivo di fondo per collocare il vecchio telefono alla base delle relazioni tra i membri dei nostri gruppi e della rete dei gruppi.
Ci sono anche altri motivi: si riceve tantissima posta elettronica, cosi' moltissimi messaggi non vengono letti, o non vengono notati gli allegati. Calcolo che un messaggio inviato a una lista di indirizzi venga mediamente letto da 1 destinatario su 4 al massimo, qualche volta da 1 su 6 o su 7.
Ma il motivo principale e' quello sopra indicato, che offro alla riflessione di tutti.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
6 aprile 2008



Stato e Popolo
 
[ Pubblicato il 2 aprile 2008. ]
Riceviamo da Maria Grazia Calderaro questa poesia, molto "british". Puo' aiutare la riflessione su cosa sia un popolo e cosa sia una nazione, in una vera democrazia.

Se spetti allo Stato liberare o condannare
in Cielo come in Terra
se sia piu' saggio uccidere l'uomo
prima o dopo che sia venuto al mondo
sono questioni di grande importanza
che attengono agli uomini di Stato;
ma abbiamo ormai appreso che lo Stato Santo
e' destinato alla Guerra Santa.
Se il Popolo si lasci guidare dal Signore,
o piuttosto sedurre da chi grida piu' forte:
se sia piu' rapido perire di spada
o meno dignitoso morire per un voto
sono cose che ci riguardavano un tempo,
(e non risorgeranno dalla tomba)
giacche', comunque vada, il Popolo Santo
e' destinato alla eterna Schiavitu'.
Non tollerate che possa esistere colui che, per qualsiasi ragione,
cerchi di ottenere o cedere
un potere al di sopra o al di la' delle Leggi!
Santo Stato, Santo Re, Santo Volere del Popolo
non immischiatevi in questa impresa dissennata.
Disponete le armi e uccidete!
Ripetendo insieme a me:
c'era una volta il Popolo partorito dal Terrore;
c'era una volta il Popolo e fece della Terra l'Inferno
la Terra si sollevo' schiacciandolo. Udite, o Voi trucidati!
C'era una volta il Popolo e non ci sara' mai piu'.
Rudyard Kipling, Macdonough's Song
       [ a cura di Maria Grazia Calderaro     -     chicco.calderaro@alice.it ]
2 aprile 2008



La Gente e la Politica internazionale
[ 25 marzo 2008. ]
Finora ci siamo occupati solo di politica italiana.
Di questa, noi cittadini siamo tutti esperti.
Sulla pelle nostra, dei nostri familiari e dei nostri conoscenti, constatiamo il carovita, gli effetti del lavoro precario, il degrado della sanita'. Siamo diventati esperti dell'infinita serie di ingiustizie, sopraffazioni e maltrattamenti inflitti alla popolazione. Siamo diventati esperti di questa classe politica che, sguaiatamente o ipocritamente, si fa i fatti suoi. Che nemmeno si fa sfiorare dall'idea che le cose storte, quelle che pesano nella vita della gente, vadano affrontare alla radice e risolte sul serio.
Noi di "La Politica alla Gente" riteniamo che tutti i cittadini - per la condizione in cui vivono - siano "professori" di politica italiana; che non abbiano bisogno di lezioni da nessuno, e neanche di imbeccate dall'alto. Che dobbiamo solo dar loro fiducia: creare un ambiente in cui possano esprimere la loro "dottrina", e metterla in valore.
Cosi' e' nata la nostra "fabbrica del programma".
Finora, la politica internazionale ne e' rimasta esclusa. Con qualche ragione.
Prima di tutto: la politica italiana la vedo e la vivo in casa e per le strade, attorno a me. Invece, di quello che avviene negli altri paesi ho una conoscenza indiretta, attraverso i mezzi di informazione: che mi raccontano quello che pare a loro, come ben sappiamo.
Certo, tutti i paesi del mondo sono ormai legati, almeno nell'economia: tante cose che succedono qui sono un riflesso di quello che avviene altrove.
Ma i problemi si presentano talmente complessi, che la nostra esperienza diretta e quotidiana non ci sembra sufficiente a darcene una ragione.
Ma forse non e' cosi'.
Quando pensiamo alla politica internazionale, pensiamo alla guerra in Iraq. Ai capi di stato che vanno di qui e di la', decidono e sfanno. Alle contese elettorali, piu' o meno democratiche; alle dittature, alle rivolte e alle repressioni.
Certamente non e' nei nostri mezzi affrontare questi argomenti. Seguiremmo i soliti stereotipi: 1) tutti assieme per la "democrazia", quando la repressione non la facciamo noi; 2) altrimenti, a dividerci tra "pacifisti" e "filoamericani", tra "anti-islamici" e "terzomondisti"; e cosi' via. Non ne caveremmo nulla di utile: solo dichiarazioni di principio. Sarebbe un'occasione per bisticciare, come fanno in televisione.
Anche in politica italiana finiremmo a bisticciare, se invece di discutere dei veri problemi seguissimo i politici nelle cosiddette "questioni d'attualita'". Ci perderemmo dietro alla contrapposizione destra/sinistra e ai tanti altri diversivi.
Ma allora, sempre applicando il nostro metodo, perche' non andare al nocciolo anche di cio' che da' forma alla nostra COLLETTIVITA' MONDIALE? Invece dell'Iraq, parliamo dei fatti internazionali che sperimentiamo direttamente: l'immigrazione - le industrie che vanno all'estero - i beni di consumo fabbricati a 10000 km da noi - ... ... e il disordine in cui tutto questo avviene.
Lasciamo che la gente ci ragioni su.
Probabilmente scopriremmo che ne sa molto di piu' di quello che crediamo.
            Prandoni Sem
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25 marzo 2008



Cosa interessa alla gente
[ 20 marzo 2008. ]
Quali problemi la gente ritiene piu' urgenti da affrontare? Lo dice un'indagine (attendibile perche' curata da un'importante societa' di marketing, su un campione rilevante della popolazione), apparsa oggi su un quotidiano nazionale.
Al primo posto, il Costo della vita. Poi il Lavoro: disoccupazione, precariato, sicurezza. Terza la Malasanita'. Quarto l'Inquinamento ambientale (!!!). Buona quinta, la Casta politica. Seguono la riforma della Giustizia, le Tasse e l'Istruzione. La "famosa" questione dell'Ordine Pubblico e della Sicurezza viene solo nona.
Senso civico, Riforma della Pubblica Amministrazione, Corruzione stanno purtroppo agli ultimi posti.
Sono risposte in sintonia con quelle dei cittadini dei maggiori paesi occidentali, quando sono interrogati in occasione delle elezioni.
Anzitutto: l'Economia (potere d'acquisto e occupazione) sta sempre al primo posto nelle preoccupazioni generali.
Che segua la Sanita', nonostante l'ONU ci abbia classificati secondi al mondo (unico record italiano nei servizi pubblici!), mostra che stiamo rapidamente peggiorando: e in qualunque nazione la gente non accetta passi indietro nelle cure sanitarie.
L'Ambiente ai primi posti, dimostra che la sensibilita' degli italiani si allinea sempre piu' con quella degli altri paesi occidentali: saremo sempre meno "provinciali".
Che poi si chieda a gran voce di colpire la Casta politica, e si lascino in fondo alla lista Senso civico, Pubblica Amministrazione e Corruzione, mostra quanto siano flebili le speranze in un cambiamento. Che si debba colpire LA CASTA, e' un argomento alla moda ( lo dicono anche alcuni politici!!), la gente lo segnala per quello; e pensa: chissa' che alla grancassa non segua qualche fatto... Ma su senso civico, P.A. e corruzione, la gente non spreca piu' nemmeno una buona intenzione, da' la partita per persa. I politici hanno fatto capire fin troppo bene che non permetteranno che cambi nulla.
Negli USA due anni fa la corruzione e' stata in cima alle preoccupazioni dei votanti: ma in America la gente sa che gli strumenti necessari per reprimerla sono gia' in funzione, si tratta solo di intensificarne l'uso!
Riassumendo, i nostri cittadini e quelli degli altri paesi occidentali hanno largamente in comune sensibilita' e senso delle urgenze.
Sono i rispettivi politici a far la differenza. Quelli dei paesi vicini, pur con tutti i difetti di questo mondo, cercano di rispondere alle attese degli elettori. I nostri, invece, non perdono l'occasione per farci capire che dobbiamo lasciare ogni speranza.
Non si fara' nulla per il carovita. Non si fara' nulla per il lavoro. Non si fara' nulla per la malasanita'. Non si fara' nulla di serio per l'ambiente. E nulla contro la casta. Ecc. ecc. Salvo, ovviamente, qualche provvedimento "dimostrativo": i nuovi governanti vorranno certo far sapere che "condividono le preoccupazioni" della gente.
Trattati come ci trattano, in un altro paese sarebbe da un pezzo scoppiata la rivoluzione. Purtroppo gli italiani vanno in piazza un giorno (quanto piace "far la folla"; contarsi!); il giorno dopo, tutti spariti. I governanti possono dormire tranquilli: finisce li'.
Questo e' il grande problema che "La Politica alla Gente" deve porsi: aiutare la gente a produrre assieme richieste e capacita' di agire.
La via e' una sola, senza scorciatoie.
Uno: far crescere con pazienza in tutti noi la coscienza di essere una collettivita' "responsabile", che si da' le regole necessarie per essere produttiva, senza aspettare che piovano dall'alto.
Due: combattere il nostro individualismo, cosi' tipico. Capaci sul lavoro, bravi in famiglia, eccellenti con gli amici... incapaci di agire collettivamente da cittadini. Magari, abituati a pensarci: ma per conto nostro. E a immaginarci di avere le soluzioni in tasca.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
20 marzo 2008



I bisogni della gente
[ 4 marzo 2008. ]
In cima ai pensieri, ci sono i soldi per arrivare alla fine del mese. Non per tutti, certo; ma per sempre piu' gente.
E da qualche tempo in qua, e' sempre peggio.
Discutendo nei quartieri, sento sempre piu' spesso: "Quello che alla gente interessa, quello di cui oggi ha bisogno, sono piu' soldi alla fine del mese".
Certamente ci sono salari "legali" impensabili vent'anni fa, a parita' di potere d'acquisto. Sembrano cancellati decenni di sindacato. Succede che alla dipendente di una cooperativa cambino il contratto e quasi le dimezzino la paga per lo stesso lavoro. Visto con i miei occhi.
Probabilmente si fara' qualcosa per i salari piu' bassi, chiunque vinca queste elezioni. Ma non illudiamoci.
Si fara' giusto "per fare qualcosa". Per non dare l'impressione di non interessarsi.
Le vertenze contrattuali si concludono, dopo duri confronti, con 100 euro d'aumento. Per i conti di un'azienda e del paese possono essere tanti; per una famiglia non risolvono niente.

In un momento in cui il bisogno fa correre dietro agli spiccioli, dobbiamo ribadire che la qualita' della vita non si promuove con un "voucher" salariale. ( Voucher e' un termine in uso nella sanita': al posto dell'assistenza del malato a domicilio, la sanita' pubblica aveva cominciato a dare un buono che la famiglia spendeva come voleva. Un modo, per la sanita' pubblica, di lavarsi le mani. E talvolta di permettere ai parenti di spendere il voucher per altro. )
La sola via sensata e' introdurre una rete di servizi tale da rendere accettabile il carico delle famiglie disagiate: chi si trova a sobbarcarsi mutuo di casa, figli piccoli, lavoro precario, e spesso tutto questo assieme.
Non ha senso spargere soldi a pioggia. Bisogna progettare e organizzare servizi generalizzati a misura dei bisogni veri.

Ma... si dice, se si aspetta di fare questo, hai voglia! Intanto c'e' chi non tira la fine del mese. Quindi, interventi d'urgenza. 100 euro in piu', per dare una boccata d'aria. Poi .. si vedra', cioe': sott'acqua di nuovo.
Finche' ci muoveremo cosi' andremo sempre piu' in basso. Rinunciamo in partenza a progettare; rinunciamo a volere quello che pur vorremmo volere. E' un disastro morale oltre che economico. E' IL sintomo per eccellenza della malattia mortale del paese.
I cittadini devono trovare il modo di esigere un progetto per il paese che sia:
- pensato
- articolato in tutti gli aspetti fondamentali per la vita della gente comune
- dettagliato e "temporizzato" quanto basta per essere vincolante, e non un elenco di buone intenzioni.
Se siamo certi - come lo siamo - che questo non verra' dall'alto, non ci resta che operare perche' venga da noi.
            Prandoni Sem
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4 marzo 2008



I giovani e "La Politica alla Gente"
[ 2 marzo 2008. ]
Dopo la preoccupazione: "siamo in pochi", forse il ritornello piu' frequente nei nostri incontri e': "Ma non ci sono i giovani".
Del fatto che siamo in pochi, si e' piu' volte discusso. Piaccia o no, siamo in una fase sperimentale, quindi si lavora con "compagni d'avventura". Non e' il caso di farci troppa propaganda, finche' non abbiamo definito proposte solide, pronte per chiunque ci contatti e si dia disponibile.
Speriamo che il lavoro dei gruppi in questi mesi e il convegno del prossimo maggio  ci permettano di porre le basi per crescere.

La questione dei giovani invece e' stata solo sfiorata.
Le persone giovani di solito hanno slancio, voglia di fare, disponibilita' a credere e a sperare: qualita' di cui sentiamo la mancanza in quelle troppo "cresciute"... e qui metto tutti gli ultraquarantenni. Ci sono alcuni "vecchi" pieni di fattivo entusiasmo, ma sono un po' rari; o per lo meno, non numerosi come si vorrebbe.
Concesso questo, ci sono pero' un mucchio di buoni motivi perche' i nostri gruppi siano composti soprattutto da "persone di una certa eta'".
- Non sono i giovani, ma le precedenti generazioni che hanno ridotto l'Italia in queste condizioni. Sarebbe bene che molti di noi, che hanno lasciato correre per anni disinteressandosi della cosa comune, si diano una svegliata. Rendiamoci conto delle nostre colpe, almeno di omissione di soccorso... e diamoci da fare.
- Spesso i giovani hanno tanti problemi pratici in piu': non hanno lavoro stabile, oppure sono supersfruttati; guadagnano troppo poco e sono obbligati a orari pesanti; ecc. ecc. I cinquanta/sessantenni sono sicuramente piu' garantiti, sotto ogni punto di vista; spesso hanno la possibilita' di dedicarsi ANCHE alla politica senza dover fare i salti mortali.
(Mi scuso in anticipo con chi invece si trova in condizioni molto diverse, e per lui partecipare e' un grosso sacrificio.)
- Il tipo di lavoro che stiamo facendo nella maggior parte dei gruppi (la cosiddetta "fabbrica del programma") riesce bene perche' la gente trae le sue analisi e le sue indicazioni da una ricca esperienza di vita; e questa non e' soppiantabile dall'entusiasmo. Ovviamente la presenza nel gruppo di persone giovani e' di grande aiuto sotto molti aspetti; ad esempio, come moderatore un giovane sarebbe perfetto.
I giovani entreranno numerosi in "La Politica alla Gente" quando il nostro lavoro sara' solidamente avviato, non prima. Ed e' giusto cosi'. Adesso, tocca ai "vecc".
            Prandoni Sem
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2 marzo 2008



Il catasto del paese su Internet,
TUTTO e gratuito
[ 11 febbraio 2008 ]
Vi presento il seguente articolo, apparso oggi su uno dei principali quotidiani, che mi sembra di grande interesse. Sottolineo che i servizi descritti non sono offerti all'operatore immobiliare, ma al GENERICO CITTADINO, e GRATUITAMENTE !
Vengono estesi a tutto il territorio, senza eccezioni, nel giro di poche settimane: un'operazione mirabilmente coordinata.
E poi grandi progressi anche nella terminologia: "ministero del bilancio" citato in comunicazioni ufficiali senza iniziali maiuscole !!  Alla faccia del dettaglio !..

I cittadini possono ormai consultare il catasto su Internet. Il sito www.catasto.gov... ha aperto il 30 gennaio e permette di consultare il piano catastale, questo documento di riferimento che traccia lo stato della proprieta' del territorio nazionale. E' ugualmente possibile editarne gratuitamente degli estratti.
Per il momento, solo il catasto di trenta provincie e' disponibile integralmente.  "L'apertura sull'insieme dei comuni si realizza progressivamente. I 600.000 fogli del piano che copre il territorio nazionale saranno disponibili solo a meta' febbraio", spiega un comunicato del ministero del bilancio.  "Il catasto restera' evidentemente disponibile negli uffici delle imposte e nelle sedi dei comuni", si aggiunge.  La direzione generale delle finanze e' responsabile del sito.
DISEGNI E MISURE
La ricerca si effettua sul sito attraverso l'indirizzo preciso del lotto, o un riferimento toponomastico. Poi e' possibile zoomare o, al contrario, ottenere una vista piu' generale di un quartiere o di un comune; misurare delle distanze, un perimetro, una superficie, o ancora disegnare forme geometrice e inserire del testo. La versione ottenuta e' stampabile in formato A4 o A3. L'uso di questi strumenti cartografici detti "avanzati" e' decisamente semplice e spiegato in modo elementare.
"In seguito, gli utenti beneficieranno di un servizio per ordinare tramite Internet estratti di piano in grande formato, su supporti cartacei o in plastica, su CD o DVD; e potranno pure scaricare dal sito tutti i dati catastali relativi a una specifica proprieta'", ha precisato il ministero.

La notizia e' apparsa su Le Monde, e si riferisce al catasto francese. Questa e' la traduzione del testo integrale dell'articolo.
( L'indirizzo giusto del sito e' www.cadastre.gouv.fr )
Sono convinto che la rivoluzione in Italia possiamo farla solo se i cittadini si organizzano pazientemente in una rete, via via sempre piu' potente, e discutano sistematicamente di cose come questa. Si tratta di informarsi sullo stato in Italia dei servizi al cittadino, sulla conoscenza che il comune cittadino ne ha, e quindi di organizzarsi perche' i governi nascano essenzialmente per questo: per realizzarli e per migliorarli.
            Prandoni Sem
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11 febbraio 2008



La nazione del futuro
[ 7 febbraio 2008 ]
Alcuni di noi ricordano dalle elementari la frase di Metternich: "L'Italia e' un'espressione geografica".
Era la grande epoca delle "nazioni". E quella frase ci negava l'identita' nazionale.
Oggi, con il nostro comportamento, noi italiani accettiamo quotidianamente il giudizio di allora.
Ed e' errato giustificarci sostenendo che il concetto di nazione sarebbe superato. La globalizzazione viene vissuta positivamente proprio dagli stati che si fondano su una profonda identita' nazionale,  che permette alle loro popolazioni di aprirsi ai diversi con disinvoltura e serieta'. La mancanza di identita' nazionale e' invece una garanzia di provincialismo. Non e' un caso, tra l'altro, che gli italiani siano agli ultimi posti in Europa per la conoscenza delle lingue straniere.
Il senso nazionale si fonda di solito su una lunga storia:  da molte generazioni, prima come sudditi e poi come liberi cittadini, ci si e' identificati con il proprio stato e se ne e' provato orgoglio. I cittadini di tali stati riconoscono di godere i frutti della tradizione della loro nazione, se ne fanno responsabili per il presente e ne trasmettono il senso alle generazioni seguenti.
Come ai tempi di Metternich, oggi si ripete che noi italiani non costituiremo mai una nazione: non l'abbiamo fatto all'epoca in cui l'idea di "nazione" era di moda, ora quindi sarebbe impossibile.
Ma e' falso.  Ogni epoca ha il suo modello di nazione. Nel modello odierno, non resta traccia del suddito delle nazioni di un tempo, identificato con i suoi capi. Nella nazione del futuro prossimo, la gente e' indipendente e attiva, consapevole delle sue tradizioni culturali e delle sue ricchezze interiori. E' orgogliosa di quello che ciascuno di noi e' individualmente; e traduce quest'orgoglio in organizzazione e iniziative collettive, ma senza bisogno di metterci i ridicoli cappellini dei marmittoni di un tempo.
Questo puo' e deve succedere in Italia. Atene era l'ultimo dei popoli, governata da "tiranni". Creo' ex-novo la sua forma di governo, come dobbiamo fare noi; e dopo pochi anni pote' dire che sono gli altri a imparare da noi.
            Prandoni Sem
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7 febbraio 2008



Interessarsi a cosa
[ 2 febbraio 2008 ]
Cari amici,
veniamo al dunque!!
Mi permetto di farvi notare che sul blog di Beppe Grillo - verificare per credere! - non si parla MAI della crisi politica e delle - sembra - imminenti elezioni.
Non credetemi sulla parola!! Andate a verificare: http://www.beppegrillo.it/ .
E questo nonostante Grillo abbia annunciato che lancia le cosiddette "liste civiche". L'ha detto, magari anche lo sta facendo, ma intanto parla d'altro!!
Questo e' un esempio di serieta', checche' si dica di Beppe Grillo (anch'io non condivido diverse cose, ma quando un comico e' serio bisogna riconoscerlo!!).
La questione e' semplicissima! di una semplicita' irritante, tanto e' banale!
(scusate se per una volta insisto con i punti esclamativi)
Abbiamo il vizio assurdo di pensare che la politica si occupi di come funzionano i partiti, di come si fanno le elezioni, di chi vince e chi perde e di che governo fa.
Questo e' assurdo.
La politica si occupa di far funzionare la pubblica amministrazione, si occupa di organizzare il mondo del lavoro in modo decente, si occupa di rendere piu' facile trovar casa a chi ne ha bisogno, si occupa di offrire un sistema scolastico e un'assistenza alle famiglie che mostrino rispetto e cura per le future generazioni, ecc. ecc. Ovviamente si occupa anche che il sistema dell'informazione non sia vergognosamente taroccato, e che la gente non venga presa per il culo quotidianamente.
La politica esiste per queste cose.
NOI DOBBIAMO DISCUTERE DI COME LA POLITICA SI RAPPORTA A QUESTE COSE.
Dobbiamo discutere di come la politica fa funzionare queste cose. Non di come la politica fa funzionare se' stessa! E' sbagliato!
La politica guarira' solo se invece di occuparsi di se' stessa, comincera' a occuparsi delle cose per cui e' nata: la vita della "polis", accidenti!
E invece la "crisi" impazza, e noi impazziamo a darle retta. A perderci tempo dietro.
            Prandoni Sem
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2 febbraio 2008



Il senso del collettivo
[ 28 gennaio 2008 ]
La crisi della spazzatura in Campania non e' un'emergenza come tante altre.
I mezzi di comunicazione giustamente mettono in luce le scelte criminali per far della spazzatura un affare, e i boicottaggi per gonfiare ulteriormente l'affare.
Ma una gestione seria dei rifiuti sarebbe molto di piu' che una vittoria contro affarismo e illegalita': sarebbe un piccolo grande segno di cambiamento nella convivenza civile. Passa infatti attraverso la raccolta differenziata, che e' una di quelle azioni collettive cui i cittadini italiani sono tradizionalmente negati.
Ormai non ci conosciamo tra vicini sullo stesso pianerottolo. E si pensa che questa sia un'evoluzione inesorabile della societa'.
Ma la raccolta differenziata non posso farla da solo. La devo fare assieme a tutti quelli del palazzo, altrimenti non funziona. Assieme anche ai cerebrolesi, se ce ne sono.
Tecnici del nostro ministero dell'Ambiente assicurano che una raccolta differenziata davvero seria ridurrebbe i rifiuti al 10% della massa attuale!!!
Per arrivarci, bisogna certo combattere la lobby dell'"affare rifiuti"; ma bisogna anche rimettere assieme i cittadini, palazzo per palazzo, perche' collaborino tra loro. E convincano i riottosi con un po' di buona grazia, come si usava dire. Le multe al condominio inadempiente non bastano, se i condomini non sono disposti a dialogare tra loro in modo civile.
Non e' nell'interesse dei politici attuali che i cittadini imparino a collaborare per il bene comune. Infatti a Milano la spazzatura non resta per le strade, ma la raccolta differenziata non si fa. Si sono preferiti gli inceneritori. Fanno buttare denaro pubblico, fanno fare profitti a qualcuno, e lasciano i cittadini nel loro brodo. E ogni tanto producono anche un po' di diossina: i tecnici del ministero assicurano che avviene frequentemente.
A Milano come a Napoli, la raccolta differenziata non potrebbe essere una battaglia di quelle che lasciano il segno? Un'occasione per avviare un'educazione generale al "senso del collettivo"?
            Prandoni Sem
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28 gennaio 2008



Prendere il toro per le corna
[ 26 gennaio 2008 ]
Il governo israeliano ha preso una decisione di cui ha parlato solo la CNN, ma che avrebbe meritato nove colonne di prima pagina su tutti i giornali.
Nel giro di quattro anni, benzina e gasolio verranno bandite da Israele. Tutte le automobili saranno elettriche: costruite in base a modelli appositi dalla Renault-Nissan.
Un consorzio californiano dotera' i tre milioni di posti-parcheggio lungo le strade dei centri abitati (Israele e' un paese piccolo!) con 500.000 punti di ricarica per le batterie. Per chi dovra' compiere in un colpo solo un percorso piu' lungo di 200 km, saranno disponibili stazioni di servizio dove la batteria scarica sara' staccata in pochi secondi e sostituita con una carica. Le batterie non apparterranno al proprietario del veicolo ma al consorzio di ricarica, cui tutti i cittadini dovranno "abbonarsi".
Il responsabile governativo di tutto il progetto ha gia' preso contatti con la Cina, che si dichiara altamente interessata: "Noi faremo da cavia. Se funzionera' in Israele, funzionera' anche meglio in Cina."
Questo esempio mostra bene quello che i cittadini si aspettano da un governo che governi. Non pezze al culo da tutte le parti, ma rifondare interi settori della vita nazionale.
In Italia solo i cittadini, immettendo nel sistema una robusta iniezione di democrazia partecipata e organizzata dal basso, potrebbero imporre progetti del genere in tutti i settori che li fanno soffrire: lavoro, casa, scuola, carovita, immigrazione, ecc.
Se cosi' fosse, dall'ultimo posto tra le nazioni occidentali passeremmo di colpo al primo... assieme ad Israele.
            Prandoni Sem
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26 gennaio 2008



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La rivoluzione copernicana (2)
[ 24 gennaio 2008 ]
Tutti i mezzi di informazione sono in agitazione per la crisi. Ma, e gli italiani, che ne pensano?
Tra quelli che votano a destra, la grande maggioranza e' convinta che, con un governo o con l'altro, nella sostanza non cambia niente. La crisi e' solo un po' di chiasso in piu' da parte dei politici. Al massimo, se si ha un amico di sinistra, e' una buona occasione per qualche sarcasmo.
A sinistra invece, molti sono convinti che un nuovo governo Berlusconi sarebbe una calamita' pazzesca, da evitare a ogni costo.
Ma anche i piu' accaniti sostenitori di Prodi ammetteranno che, destra o sinistra, da decenni in Italia la vera sostanza non cambia. Nessun governo affronta alla radice - in modo sistematico - i problemi che alla gente stanno a cuore: lavoro, casa, sanita', scuola, carovita, ordine pubblico, trasporti, ecc. ecc.
Certamente nei governi che si sono succeduti ci sara' pur stato qualche onesto. Ma non e' questo il punto. E' il sistema politico che sembra fatto su misura per produrre danni a tutti; tranne che ai ladri, ai faccendieri, e ... ovvio, a "loro": ai politici.
Un sistema in cui i cittadini sono ormai lontani pianetini, e al centro stanno "loro".
"Loro" si sono messi al posto del sole.
O se preferite: hanno occupato la scena, e suonano la grancassa; e noi, negli angoli bui, ad ascoltare. Il "rumore" che in questi giorni ci servono amplificato, e' lo stesso che ci fanno subire tutto l'anno. Vuota pubblicita', offerta gratuitamente ai partiti dai telegiornali. Chiassate a Ballaro'. Prese in giro a Porta a Porta. Mai un progetto serio, dettagliato, condiviso con la popolazione. Con le loro chiacchiere cercano di distrarci, di farci PENSARE a quello che vogliono loro. Vogliono farci arrabbiare, farci discutere di questioni fabbricate apposta per non portare da nessuna parte.
Un esempio per tutti, qui a Milano. Dell'Ecopass non interessa niente a nessuno. I cittadini milanesi hanno bisogno di un progetto grande e serio per la viabilita' di Milano e dintorni; anzi di tutto il Nord Italia, altrimenti non si arriva a nulla.
Con l'Ecopass, "loro" hanno mandato in scena l'ennesima invenzione per creare polverone e intanto non fare niente. E noi a discuterne, mentre dovremmo dire: "Occupiamoci di cose serie."
Elezioni si', elezioni no!?! Ma smettiamola!
E' ora che siano i cittadini a decidere cosa deve essere al centro dell'attenzione. E per incominciare, che lo pongano al centro della PROPRIA attenzione. Che spengano i programmi TV e quelli dei partiti, e accendano il proprio PROGRAMMA.
            Prandoni Sem
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24 gennaio 2008



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La rivoluzione copernicana (1)
[ 23 gennaio 2008 ]
Nei paesi realmente democratici, le elezioni si svolgono cosi': i candidati presentano i loro programmi, e il cittadino vota per chi presenta il programma migliore.
In Italia da tempo immemorabile le cose vanno diversamente. I politici ci chiedono il voto, ma non si impegnano in nessuna delle cose serie che noi vorremmo.
Allora, bisogna che SIANO I CITTADINI A SCRIVERE IL PROGRAMMA.
E che poi le elezioni si svolgano diversamente: i cittadini presentano ai politici il loro programma, e votano per quelli che accettano di sottoscriverlo e si impegnano a realizzarlo.
(E poi, gli restino con il fiato sul collo.)
Quindi: noi cittadini dobbiamo fare la FABBRICA DEL PROGRAMMA.
Che sia una fabbrica vera, che produca quello che i cittadini vogliono. Una fabbrica dove gli "esperti" abbiano la parola solo dopo che la gente si e' espressa: dopo che ha lavorato assieme, si e' accordata, ha messo nero su bianco le sue volonta' dettagliate.
Con tanto di scaletta dei tempi in cui quello che chiede deve essere realizzato.
            Prandoni Sem
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23 gennaio 2008


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