La Politica alla Gente.
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In poche ore comparira' qui in centro.
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Il progetto di "La Politica alla Gente"
 
In questa pagina riportiamo le proposte sugli obiettivi che "La Politica alla Gente" dovrebbe porsi, e sulle attivita' da avviare e promuovere per poterli raggiungere.



I risultati si costruiscono assieme
[ Pubblicato il 3 aprile 2008. ]
Cari amici,
           qualcuno ha scritto su queste pagine che ci sono molti partecipanti a "La Politica alla Gente" che continuano a chiedere se tutto questo lavoro che stiamo facendo portera' da qualche parte; e che vogliono sapere "dove, quando, come". E' come se avessero fretta di "stringere", di vedere i risultati; senza capire che i risultati bisogna costruirli giorno dopo giorno insieme, dandoci spontaneamente dei compiti, delle responsabilita', degli incarichi senza bisogno di capi, dirigenti, responsabili... insomma senza appesantire la nostra organizzazione cosi' "eterea", e bella proprio per questo.
Ci vorrebbe (da parte di moooolti!) piu' determinazione, piu' volonta' di coinvolgere persone nuove, giovani, persone capaci di appassionarsi a qualche cosa: qualcuno che abbia fede, che ci creda cavolo!
Invece hanno tutti fretta di vedere il risultato. Sta a vedere che al meeting del 24 maggio saremo ancora li' a chiederci freddamente "chi siamo? dove andiamo?", e io la risposta ce l'ho in tasca: siamo uno sparuto gruppo di persone su tutto il territorio milanese che ci credono cosi' poco che alla fine non vanno proprio da nessuna parte!
Io lo ammetto, potrei fare di piu' e non ho tempo! vorrei averne e quando ne ho talvolta mi succede di non avere le idee. Insomma non vivo sempre in quello stato di grazia che mi fa dire e pensare sempre le cose giuste o che mi fa essere sempre ottimista al mille per mille. Oggi sono un po' stanca e sono ottimista solo al 100 per 100. Devo ancora scrivere il documento per il meeting. Devo telefonare al mio gruppo per incontrarci lunedi'. Mi tocca sentirmi dire e chiedere "dove ci portano questi discorsi?", e mi distruggono queste domande. Mi fanno capire che non hanno capito un tubo del lavoro che ci stiamo proponendo di fare. Perche' siamo ancora alla fase dei propositi, spero si sappia! Ecco perche' mi viene l'allergia quando sento parlare di "statuto", di darci un'organizzazione, dei capi, dei dirigenti, ma va la'. Io lo so dove stiamo andando; ma so anche che con certe teste non si va da nessuna parte. Quanto alle braccia, ne hanno forse bisogno i partiti, che si servono dei loro tesserati per fare volantinaggio o attacchinaggio. Di soldi non abbiamo ancora bisogno, perche' se volessimo impegnarci seriamente ci sarebbero diverse istituzioni pronte a metterci a disposizione una "base", senza bisogno di spendere soldi per affitto, luce, gas.
Fa eccezione solo il telefono, ma e' un problema che si puo' risolvere senza dilemmi.
Avremmo forse bisogno di un logo, per essere riconoscibili; c'e' qualcuno che ha un'idea brillante?
Insomma tutto quello che sara', sara' se vogliamo che sia; ma se questo e' il buongiorno...!
Io comunque ci credo.
Ottavia
            Pozzati Ottavia     -     ottaviapozzati@libero.it
3 aprile 2008



Una proposta di sintesi del
"Manifesto di La Politica alla Gente"
[ Pubblicato il 29 marzo 2008. ]
E' diventata quasi una litania: "Ma, e poi? E alla fine? E tutto questo dove porta?"
Nei tanti incontri cui ho partecipato in questi due anni, personalmente non mi sono mai trovato in sintonia con queste "litanie": anzi "geremiadi" mi sembra un termine piu' esatto. Forse nascono dall'esasperazione di troppi di noi che, giunti a una "rispettabile" eta', spasimano per la miracolosa ricetta che permetta loro di vedere la salvezza prima di passare nel mondo dei piu'...
I giovani che partecipano a "La Politica alla Gente", per lo piu' non soffrono di questi spasimi. Vedono come noi e piu' di noi il disastro che ci circonda, ma si danno giustamente del tempo.
Credo che la nostra attivita' vada valutata per il progresso personale e civile che produce nei suoi partecipanti. Inoltre va considerata la possibilita' di darle un'organizzazione seria, che permetta ai partecipanti di muoversi a loro agio, di non sentirsi degli "zombie". Infine, va tenuta la porta aperta su evoluzioni future, che il nostro piccolissimo presente non deve pregiudicare.

Fatta questa doverosa premessa, si tratta poi di venirci incontro gli uni agli altri.  Molti di noi spasimano per "vedere" un progetto in grado di cambiare l'Italia? Bene, anche se un progetto del genere e' prematuro, 'pensare in grande' in se' non fa male (anzi! purche' poi si sappia 'agire in piccolo').
Per rispondere a quest'attesa, nell'estate 2007 abbiamo prodotto un corposo documento di 40 pagine, chiamato "Il Manifesto di La Politica alla Gente"; documento disponibile per chiunque sia interessato.
Come tutti i documenti complessi, non e' di facilissima lettura. Fin dall'inizio ne e' stata chiesta una sintesi; ma immaginate le difficolta' nel produrla.
Una proposta di sintesi (una proposta", nulla piu'!) e' finalmente disponibile. Assieme al "Manifesto" completo, l'abbiamo inserita nel sotto-blog: "Il Manifesto di LPaG".
Abbiamo chiamato questo documento "Il Manifesto in pillole". Lo stiamo anche diffondendo via e-mail. Speriamo vi sia gradito, e contribuisca ad elevare il dibattito in vista del nostro Convegno del 24 maggio.

NOTA IMPORTANTE
Qualche amico si e' lamentato perche' non riesce ad inserire i suoi commenti nei nostri "blog"...
Si tratta in realta' di pseudo-blog: perche' il vostro scritto vi appaia, dovete mandarcelo tramite posta elettronica, e pensiamo noi ad inserirlo.
Quando il numero dei contributi crescera', provvederemo a trasformari gli attuali pseudo-blog in veri e propri blog autogestiti.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
29 marzo 2008



Essere piccoli, essere utili
[ Pubblicato il 27 marzo 2008. ]
Un giovane che partecipa ai nostri gruppi di quartiere mi ha detto di non gradire i progetti a lunga scadenza. "Due anni al massimo... non vale la pena di guardare piu' in la'."  Un altro giovane che ci ascoltava annuiva convinto.
Devo confessare che, nonostante i miei cinquattotto anni, mi trovo bene con questo modo di vedere.
Ovviamente, avendo "accompagnato" nella loro crescita due figli oggi maggiorenni, ho anche avuto diverse occasioni per sforzarmi di pensare un po' piu' a lungo termine; e qualche volta con risultati decenti.
Inoltre, la mia propensione per i progetti a breve termine non vuole dire che non senta l'urgenza di far qualcosa per salvare la nostra Italia. E nemmeno mi impedisce di essere un po' megalomane sui bordi, e di rischiare di assomigliare a tanti nostri amici, che prima ancora di essere riusciti a varare la barchetta s'immaginano gia' di prendere a cannonate le corazzate.
No, vuol dire solo che mi piace lavorare da un giorno all'altro; nella convinzione - come diceva un famoso scrittore - che "la notte butta all'aria quello che e' stato fatto durante il giorno, e ogni mattino bisogna ricominciare a mettere ordine."  Non ho paura di sprecare il mio tempo e le mie forze, perche' le cose buone che si fanno "restano nell'aria" e le respiriamo tutti, non sono mai perdute.
Con questo spirito mi piacerebbe lavorassimo assieme, noi amici che abbiamo iniziato "La Politica alla Gente". Magari seguendo anche i saggi consigli di chi ci invita a darci regole chiare: perche' no, se puo' aiutare!
Ma guardandoci dalle ambizioni personali come dalla peste: condiscono i sogni piu' incongrui, e non fanno avanzare di un passo nel lavoro concorde.
Bisogna saper guardare lontano, dicono. E' vero, guardiamo pure lontano. Accertiamoci che quanto stiamo facendo, se mai un giorno saremo in tanti a farlo (ma proprio in tantissimi!), possa avere uno sbocco per la nostra cara nazione. Dopo di che, occupiamoci dell'OGGI.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
27 marzo 2008



Cambiamento
[ Pubblicato il 19 marzo 2008. ]
Offro ai lettori alcune considerazioni sull'importanza, per tutti gli esseri umani, dell'attitudine al cambiamento. Considerazioni che credo utili per il nostro movimento La Politica alla Gente.
Secondo me dobbiamo avere progetti chiari e avvicinabili. Purtroppo attualmente nel nostro movimento credo ci sia molta confusione e anarchia.
La parola "cambiamento" spesso si associa ai concetti di novita', rinnovamento, miglioramento.
Le persone innovative sono positive, sono fiduciose nel futuro e sono convinte delle tante possibilita' che un cambiamento puo' dare. Questa situazione rappresenta un' occasione per stare a contatto con cio' che non si conosce, l'imprevisto, l'inatteso. Questa situazione rappresenta uno stimolo per grandi progetti e programmi. Da qui la messa in discussione, con se' stessi, del proprio stile di vita, dei propri schemi interpretativi della societa'.
Per affrontare al meglio ogni situazione, e' utile agire partendo da un progetto ben definito.
Dopo un esame delle proprie capacita', e' bene fissare gli obbiettivi raggiungibili; ordinati a seconda dell'importanza, se molteplici. Un piano di azione cosi' programmato facilita il raggiungimento delle mete stabilite, diminuisce il rischio del fallimento e le conseguenti frustrazioni della propria autostima, della fiducia in se' stessi e nelle proprie capacita'.
Il cambiamento e l'adattamento alle nuove circostanze non sono sempre facili: implicano la rinuncia agli schemi utilizzati fino a quel momento, la perdita di alcuni punti di riferimento che avevano garantito sicurezza e familiarita'. Non tutti sono in grado di fronteggiare le nuove circostanze.
Questa situazione puo' quindi produrre ansia, timore, insicurezza, in molti casi un senso di sfiducia in se stessi e nelle proprie possibilita'.
Se si considerano gli estremi, da una parte abbiamo le persone che sono coinvolte in un cambiamento continuo, frenetico, che spesso le porta a perdere di vista le reali motivazioni del loro essere innovativi.
Dall'altra, ci sono persone che preferiscono rifugiarsi nel passato e nei vecchi schemi, che guardano con timore e preoccupazione al futuro, che considerano il cambiamento segno di sventure e di preoccupazioni.
Bisognerebbe cercare di capire bene quello che si desidera; evitando, per quanto possibile, di farsi influenzare dagli altri e dalle loro aspettative. Non considerare irrevocabili le proprie decisioni: non esiste nulla di definitivo, ma tutto e' modificabile.
Concedersi la possibilita' di sbagliare.
Permettersi di sperimentare varie soluzioni, alla ricerca di quella che, in determinate circostanze, puo' essere la piu' adatta.
            Pasquariello Domenico     -     d.pasquariello@virgilio.it
19 marzo 2008



Collaborare con i comitati
[ Pubblicato il 15 marzo 2008. ]
Invito chi si sente parte di "La Politica alla Gente" a porsi il problema che espongo qui nel seguito; e a presentare i suoi suggerimenti, se ne ha!!
Tra i cittadini che, resistendo al "puzzo" della politica italiana, dedicano parte del loro tempo alla "cosa pubblica", quelli che lo fanno al di fuori dei partiti sono una parte considerevole, forse piu' del 50%.
La grandissima maggioranza lo fa all'interno dei cosiddetti "comitati". E' un termine con cui si indicano di solito iniziative volte a risolvere problemi locali. A Milano: Comitato contro la Gronda Nord (esiste ormai da piu' di vent'anni); comitato Viviporpora contro l'ingresso dei TIR in via Porpora; ecc. ecc., sono una miriade, nascono spontaneamente, recensirli tutti sarebbe un'impresa.
Sotto questo termine indico, per comodita', anche iniziative sostanzialmente individuali: come quelle portate avanti dal nostro amico Candeliere alla Barona per far togliere l'amianto dalle case ALER e per opporsi agli aumenti ingiustificati delle spese per gli inquilini delle case popolari date in gestione alla Pirelli Re (spero di aver detto giusto, se sono impreciso Candeliere mi corregga!).
E comunque quasi tutti i comitati, tranne forse quelli piu' grandi, nascono per iniziativa di una o due persone, sulle cui spalle resta il peso di portare avanti l'iniziativa: le altre persone che si aggregano danno di solito contributi episodici se non solo nominali (es. le firme).
E' un fatto che l'attivita' di un comitato richiede spesso un impegno e una tenacia formidabili, oltre che indubbie capacita'. Si tratta quindi di persone spesso di notevole valore e spessore; risorse importanti per un progetto che voglia costruire un'Italia nuova.
Purtroppo questi "benefattori pubblici" rimangono confinati nelle loro iniziative, senza riuscire a coordinarsi nemmeno con chi conduce battaglie simili in un altro quartiere della stessa citta'. Fino all'assurdo che due comitati, che si battono per ottenere la stessa cosa dal comune per il loro quartiere, vengano messi in competizione con l'astuta scusa che "i soldi non bastano per tutt'e due".
I tentativi di dar vita a un "coordinamento dei comitati" hanno prodotto - almeno a Milano - organismi non vitali; che riescono al piu' a produrre qualche documento e proposta in occasione della composizione delle liste per le elezioni comunali, e tutto finisce li'.
Questa e' gente non solo di valore, ma che in fondo all'anima vorrebbe cambiare davvero l'Italia. Anche se le prove che hanno dovuto sopportare fanno loro dire che cambiare e' impossibile; non solo in Italia, ma anche a Milano, anche nel quartiere. Insomma, vanno avanti piu' che altro per caparbieta' e spirito di sacrificio, non tanto perche' pensano di ottenere risultati...
Cosa si puo' fare per recuperare queste persone a un grande progetto di CITTADINI PER IL CAMBIAMENTO NAZIONALE? Una giocata giusta su questo tavolo sarebbe una giocata pesante, di quelle che lasciano il segno. Ricchi premi a chi ha un'idea buona al riguardo!... Perdonatemi la battuta, ma la questione e' davvero importante; forse decisiva.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
15 marzo 2008



Dibattito su "Leader"
 
A tutti gli amici di "La Politica alla Gente":
        Vi invito caldamente a commentare su questa pagina l'articolo pubblicato l' 11 marzo, dal titolo "Leader" (riportato piu' sotto). Mi sembra che affronti una questione di notevole importanza per noi. Qualunque idea si possa avere su quanto il suo autore afferma, ha sicuramente il merito di porre il problema in termini chiari. I vostri commenti potranno essere sotto forma di articolo, oppure commenti brevi se preferite: l'essenziale e' che piu' persone possibile partecipino al dibattito pubblico.
Grazie!

[ Clelio Alex Fiorentini    -    clelio.fiorentini@hotmail.it    -     7 aprile ]    
Contrariamente a quello che uno potrebbe pensare, conoscendo la mia naturale avversione contro gli uomini di potere, devo ammettere che l'articolo di Pasquariello sulla figura del "leader" mi ha decisamente stimolato: la serie di affermazioni riportate dal suo autore sembrano il risultato di una ricerca sociologica svolta da quest'ultimo per spiegare ai posteri la sua particolare visione della natura umana.
Se posso permettermi di citare uno studioso di psicanalisi assai piu' conosciuto del "nostro" Pasquariello, Sigmund Freud, nel suo famoso trattato "Psicologia delle masse e analisi dell'Io", ha messo chiaramente in luce che la figura del leader fa presa su una massa di persone che, per un motivo o per l'altro, non sono capaci, da sole, di dotarsi di una serie di regole necessarie alla propria sopravvivenza. Questa moltitudine di persone, subendo il "fascino" del leader di turno, e' disposta a seguire quest'ultimo in capo al mondo, come un enorme massa di pecoroni, senza nemmeno pensare all'eventualita' di poter mettere in discussione le decisioni del loro "eroe".
"Sventurata la terra che ha bisogno di eroi", recitava Bertolt Brecht: in democrazia, una qualsivoglia comunita' per funzionare non ha bisogno di un leader, bensi' ha bisogno di regole precise condivise dai membri dell'intero gruppo. La ragion d'essere che sta alla base de "La Politica alla Gente" consiste proprio nel voler evitare che i cittadini italiani continuino a comportarsi come "popolo bue" solo capace di seguire quello che dice loro il leader di questo o di quel partito.
Il modus operandi dei gruppi di quartiere, finora, e' sempre stato quello di evitare che qualsivoglia decisione venga presa dall'alto: ognuno dei membri dei nostri gruppi sa che, a turno, dovra' esprimere la propria opinione sull'argomento da trattare e che non potra' imporla agli altri, visto che ha soltanto un giro di clessidra a disposizione per parlare.
Anch'io, come Pasquariello, voglio proporre ai lettori del nostro blog una distinzione alla fine della mia breve riflessione. Basandomi su quanto precedentemente affermato, la gente puo' distinguersi in due categorie:
1) i "risvegliati", ovvero le persone che, come noi di "La Politica alla Gente", non si limitano a lamentarsi dello sfacelo generale. Sono persone che, stufe di vedere che la situazione va sempre di piu' degradandosi, sono determinate a cambiare le cose impegnandosi in prima persona a cercare TUTTE INSIEME delle soluzioni agli innumerevoli problemi che le circondano perche' sono convinte che solo nella partecipazione c'e' vera democrazia;
2) la folla, ovvero quella massa di persone che, al massimo, mugugna un po' se le cose vanno male ma che, piuttosto di decidersi a fare qualcosa, aspetta il leader di turno, fiduciosa che le promesse da lui fatte saranno un giorno mantenute.
Merita di essere ricordato a tutti che la dinamica della folla e' gia' stata splendidamente descritta non da uno studioso di fama internazionale, bensi' dal compianto comico Alberto Sordi nel suo film "Il presidente del Borgorosso Football club" nella scena in cui lo stesso si apprestava a riscaldare gli animi dei tifosi del Borgorosso, inferociti dopo i pessimi risultati ottenuti dalla loro squadra. L'Albertone nazionale, pur essendo conscio di non capire nulla di calcio, rammenta le parole del nonno prima di affacciarsi dal balcone della sede del club e pronunciare il suo discorso come nuovo leader della squadra (non me ne vogliano le lettrici se mi permetto di citare tale espressione, perche' non e' certo per intenti maschilisti se ho deciso di riportarla a conclusione del mio intervento): "Nipote mio, ricorda quello che ti ho sempre insegnato: la folla e' femmina e le piace essere fottuta!".
[ Ottavia Pozzati    -    ottaviapozzati@libero.it    -     13 marzo ]    
Mi sembra che Pasquariello abbia la stoffa del leader autoritario... Scusa ma non riesco a capire cosa c'entri il discorso sul "leader". Io parlerei di mediatori, coordinatori, organizzatori, ma questa storia del "leader" proprio non mi piace.
Pasquariello ti senti un leader? buon pro ti faccia, anche io mi sento una leader, ma abbiamo altri problemi che quello della leadership. Sinceramente non capisco perche' disquisire di questa cosa.
Se mi parli di mediatori all'altezza del loro ruolo, posso capire. Parliamo di tutto ma chiamiamo ogni cosa con il suo nome.
E poi scusa, ma un leader che non se lo fila nessuno, che leader e'? Sem e' stato un leader per tutti noi, lo e' ancora, ora sta dietro le quinte, ma non e' che ci sia bisogno di un altro leader, al posto suo. E' questa immagine del gregge guidato dal pastore-leader che non mi piace.
Bisogna essere carismatici per riuscire a mettere insieme un gruppo che funzioni, e non e' facile; poi si spera che in ciascun gruppo qualcuno abbia voglia di formare un gruppo suo, perche' bisogna diventare numerosi! La figura del leader blocca la crescita del gruppo.
[ Sem Prandoni    -    sem.prandoni@lapoliticaallagente.it    -     14 marzo ]    
Secondo me l'articolo chiarisce un grande problema cui ci troviamo di fronte.. Pasquariello ci ammonisce che la natura umana e' fatta in un certo modo, e che non dobbiamo illuderci.
OK! Forse e' il caso che ognuno si interroghi SUL SERIO: quest'articolo non basta a convincermi che VA FATTO DAVVERO, quello STATUTO di "La Politica alla Gente" di cui si parla? Che va fatto anche se siamo cosi' pochi che sembra superfluo? Che va fatto proprio per avere delle regole che impediscano che emerga un leader come quello descritto nell'articolo?
Forse non e' affatto presto per mettere nero su bianco che da noi le responsabilita' sono intese come servizio, e non come autorita'; per precisare che le critiche sono desiderate; e che chiunque di noi e' tenuto ad essere sempre pronto a cambiare, per farsi capire dagli altri e capirli.
E' chiaro che il giorno in cui diventassimo migliaia, comportarci come ho appena descritto non sarebbe facile, e quindi regole che esprimessero questo spirito sarebbero indispensabili. Ma forse e' meglio pensarci fin d'ora e provvedere, se la natura umana e' come la descrive Pasquariello.
       [ Spelta Marco    -    natalino1760@libero.it    -    18 marzo 2008 ]
Per prima cosa l'articolo mi ha un po' sorpreso, secondo me non e' obbligatorio avere un leader, ma sarebbe piu' opportuno avere una segreteria politica ed un comitato centrale del Movimento formato da numerosi dirigenti per decidere insieme la strategia da intraprendere. Personalmente sono contrario al leader, i partiti con un leader autoritario vedi Berlusconi vengono aspramente criticati, altri movimenti vedi l'Italia dei Valori viene accusata di essere dipendente e vincolata all'on. Antonio Di Pietro, il partito Pensionati con l'on. Fatuzzo e la figlia rappresentano un movimento familiare con tutti i pro e contro. Secondo me se desideriamo crescere e' opportuno darci una struttura adeguata come una Segreteria Politica ed una Direzione Centrale per decidere collegialmente le decisioni da prendere per la crescita e lo sviluppo del Movimento La Politica alla Gente.
       [ Ricci Pino    -    pino.ricci@lapoliticaallagente.it    -    18 marzo 2008 ]
Saro' breve:
Mi sembra un bell'articolo sul "populismo".
Penso ne abbiamo abbastanza di "auto"-leader democratici/autoritari/fannulloni che siano. (almeno io).
Penso che una struttura democratica sia una cosa ben diversa.
Saluti

Leader
[ Pubblicato l' 11 marzo 2008. ]
In ogni gruppo formato da estranei, in qualsiasi attivita' comune, ben presto si delinea una spontanea organizzazione, in cui si guardano certi membri del gruppo come dei leader.
Il leader e' colui che piu' degli altri propone idee ed attivita' volte a influenzare il gruppo; e' quella persona che dirige il gruppo, ne facilita il comportamento; e' quell'individuo in cui si identificano i gregari.
Il leader deve essere capace di prendere decisioni e scelte difficili, di impressionare i seguaci al fine di portarli a condividere la propria visione. Di delegare alcuni poteri ai subordinati e di mantenere le aspettative di questi ultimi.
Il leader e' colui che gli "altri" vedono come il piu' adatto (anche se non lo e'); e' quella persona che stimola con aiuti positivi, ma anche dispensa punizioni, che "usa" il gruppo, che del suo potere si serve per raggiungere gli scopi prefissati. Il leader, essendo il capo, puo' permettersi ogni cosa, per lui e' piu' importante il successo personale che il raggiungimento degli obbiettivi comuni.
Come si vede quello del leader e' un problema complesso che si presta a diverse modalita' di interpretazione. Il leader sembra essere un bisogno concreto degli uomini.
Qualunque uomo viva in una comunita' o gruppo ha il bisogno di un "capo".
Nei tempi moderni, non vi sono leader a tempo indeterminato. Il leader e' tale in un determinato contesto, e' il piu' adatto e equipaggiato per il raggiungimento di un determinato scopo.
In un altro contesto o in un altro luogo, puo' emergere un altro leader.
In altre parole non esiste un leader "assoluto" in quanto chi vuole occupare questo ruolo deve tenere conto delle richieste delle persone che lui intende guidare.
In ultima analisi si puo' affermare che per ogni situazione o contesto il leader puo' cambiare.
Assodato che il successo del leader non dipende da "chi e'" ma da come si comporta, il suo comportamento varia a seconda dei diversi "climi" che si sono creati all'interno dei gruppi e ad opera dei rispettivi capi.
Da quanto detto si possono identificare tre tipi di leader.
Leader Autoritario.
Egli mira a una dipendenza assoluta dei suoi membri, instaura una rete di comunicazione molto centralizzata, e' molto rigido e diffidente. Prende decisioni riguardanti il gruppo senza consultare nessun altro membro, limitandosi a comunicare e a far eseguire le sue decisioni. Vi e' in questo comportamento una scarsa fiducia nei componenti del gruppo.
Leader Democratico.
Questo tipo di leader si comporta in modo contrario al precedente: instaura, all'interno del gruppo, una struttura comunicativa completamente aperta, preoccupandosi che tutti i membri partecipino alla vita di gruppo in maniera attiva; cerca di "convincere", piuttosto che imporsi con idee "precotte". In genere, questi leader ripongono molta fiducia nella gente e cercano di diventare "uno del gruppo".
Leader "lascia fare".
Sono dei "leader-non-leader"; la loro presenza o la loro assenza non determinano differenze significative. Questo e' il tipo di leader peggiore. Nei gruppi "guidati" da questi personaggi, regna l'anarchia ed il disordine.
         Pasquariello Domenico       d.pasquariello@virgilio.it
11 marzo 2008



Costruire un'organizzazione
[ Pubblicato il 10 marzo 2008. ]
Nei partiti, gli incontri e le manifestazioni pubbliche/convegni/ecc. sfociano nella presentazione delle liste elettorali, quindi nella conta dei voti e nell'entrata in funzione degli eletti. Incontri e manifestazioni non hanno nessun valore indipendentemente dalle elezioni. Per lo piu', sono soltanto modi per dire "ci siamo"; si tengono per puro onor di firma.
Le associazioni culturali (e simili) organizzano invece incontri con lo scopo di dare un contributo alla formazione delle persone. Come poi le persone utilizzeranno tale contributo, e' lasciato a ciascuno.
A mio parere - e invito chi la pensa diversamente a presentare i suoi argomenti - "La Politica alla Gente" non corrisponde a nessuno dei due modelli precedenti.
Gli incontri tra i suoi membri sono l'essenza stessa della sua attivita'; ma il contributo formativo cosi' generato deve essere utilizzato da lei stessa.
Ovvero: gli incontri - e quindi l'autoformazione accumulata - e quindi la gente, inserita stabilmente in una rete di INTELLIGENZA ALL'OPERA - devono costituire la spina dorsale della nostra organizzazione.
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Da questo si tirano due conclusioni.
Da una parte, le attivita' che dichiarano di avere il solo scopo di far del "movimento" e di "sensibilizzare la gente", a mio parere non fanno parte del nocciolo di "La Politica alla Gente". Sono qualcosa in piu', che si puo' fare solo dopo aver imparato a fare l'essenziale: ad avanzare nel nostro cammino.
Dall'altra, e' altrettanto scorretto ritenere che se non troviamo al piu' presto uno sbocco elettorale ci riduciamo a fare dell'accademia. Ripeto: si tratta di creare un'organizzazione - di cui oggi non esiste il modello - che del lavoro "DI CERVELLO" e ORGANIZZATO della gente faccia la sua forza e la sua capacita' di incidere. Finche' l'organizzazione non esiste o non ha un peso sufficiente, non si hanno mezzi per costruire un discorso ulteriore.
Per finire, e per dirvi quant'e' urgente creare un'organizzazione originale: un amico mi ha detto recentemente che, non agganciandoci ad alcun partito, finiamo in un "cul de sac" (in francese, sta per "vicolo senza uscita").
E' un carissimo amico e accettera' senza problemi che sorrida del suo "cul de sac". Nel cul de sac c'erano i cinquantamila girotondini: che hanno si' contribuito a formare la coscienza civile di un buon numero di persone, ma sono spariti senza aver costruito un'organizzazione che esprimesse la loro innovazione. E dopo di loro la politica marcia ha imperversato come e piu' di prima.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
10 marzo 2008



Accanto a noi non c'e' il vuoto
[ Pubblicato il 9 marzo 2008. ]
Cari amici, non so se la politica sia fatta anche di novelle. Da buon toscano, mi piace pensare anche in senso figurato. Forse, perche' non voglio intaccare la sensibilita' di nessuno e forse perche' mi viene piu' facile esprimermi, con piu' semplicita'. Che qualche politico abbia gia' preso la strada delle favole?.. Ma non importa. Anche se non saro' originale, provo a raccontarvi piccoli episodi da me vissuti, che sembrano favole, brevi novelle.
Che cosa ci distingue dalla folla? L'attenzione a chi ci e' vicino, al piu' fragile.
In poche parole oggi vi voglio raccontare, come siamo e come dovremmo essere; certo, secondo una mia interpretazione...
Quante volte ci siamo detti che siamo egoisti, acidi, individualisti, arroccati sulle nostre convinzioni; che abbiamo spesso preconcetti sugli altri. Sappiamo per certo che nessuno potra' mai comprare la felicita' o barattarla con qualcos'altro; eppure finiamo per pensare che coi soldi si puo' tutto. Forse e' per via dell' "erba del vicino", che ci sembra sempre la piu' verde...
Alle volte quando ci mettiamo a parlare sembra che litighiamo. Ci arrabbiamo con un niente. E spesso, credo, ci sono delle sfumature, delle situazioni , dei momenti nella nostra vita che ci sfuggono. Anche perche' corriamo sempre: abbiamo sempre fretta; e cosi' diventiamo superficiali, apatici, alla fine addirittura menefreghisti.
Eppure... Avete guardato a destra di voi stessi? Ed a sinistra ? Davanti a voi e dietro di voi? C'e' qualcosa di piu' del vuoto. In semplici parole, non facciamo caso a tante piccole cose quotidiane che fanno parte della nostra vita.
Chiediamoci intanto: e la calma? Dove la mettiamo la calma? E' importante concedere al nostro fisico e alla nostra mente momenti di calma. Prima di tutto ci permette di essere meno severi nei nostri riguardi; e poi ci fa venire idee nuove.
Guardate i bambini che vanno a scuola alla mattina accompagnati dai loro genitori. Cantano, parlano tra loro, fanno un sacco di domande. Sono curiosi. La curiosita' e' il motore che fa muovere le idee. I bambini sono pieni di idee fantastiche.
Guardate la gente che va al mercato per comprare gli ortaggi o la frutta, o nella bottega del prestinaio, e scambia volentieri due parole col venditore. C'e' una esigenza: "il bisogno di farsi ascoltare". Troppo tempo in casa, magari "incollati" alla tv. Gia', questa "benedetta" televisione che e' diventata, per molta gente, l'unico momento di svago nella giornata, specialmente per i piu' anziani.
Ho avuto la fortuna di conoscere una persona genuina e parte della sua famiglia. Fa il macellaio. La sua splendida bottega vicino a casa mia, ricca di alimenti ben distribuiti e saggiamente lavorati, rende armonico il suo modo di proporsi alle Persone.
Ci insegna qualcosa. In primis e' un professionista serio, "uno di razza", ha la carne di alta qualita' e sa venderla molto bene. In secondo, ha la bottega sempre piena di gente ed e' stimato da tutti. Ha le sue performance simpatiche: e' un valido tenore, canta in una corale famosa, con tanto di orchestra e maestro che la dirige. E' un vero personaggio. A volte mi fa sentire uno dei suoi "pezzi", ha una voce possente ed e' bravo. Quando passo davanti al suo negozio, mi fermo per scambiare due "parole". E' una Persona molto disponibile. Ma la cosa piu' significativa e' che e' una Persona che merita fiducia. Sa stare con la gente. Sorridente, allegro, gioviale, ben disposto ad ascoltarti. Insomma uno "in gamba", come quelli che esistevano una volta. Ha il coraggio di prestare attenzione a chi gli e' vicino.
Una mia amica, a Livorno, assiste una Persona anziana da molto tempo. La cosa piu' importante e' che non si stanca mai di fare tutti i giorni le stesse cose. Anche se a qualsiasi persona "normale" spesso apparirebbero noiose e stancanti, la mia amica non si arrende, ha il coraggio del "fare" e del "donarsi". E poi, non meno importante, nonostante sia prossima al matrimonio aiuta i suoi genitori gravemente malati. Compie dei sacrifici che sono veri atti d'amore. Che donna! Anche lei una di "razza". Mi domando, ma quanti di noi sarebbero capaci di agire cosi', con questo senso di responsabilita', con l'attenzione a chi ci e' vicino, specialmente al piu' fragile e bisognoso in tutto?
Queste due Persone che ho preso ad esempio, anche se vivono in localita' diverse, si somigliano e sono Persone meritevoli di lode. Danno fiducia. Certamente non fanno notizia. Perche' il bene non fa mai notizia. Certo non mancano Persone come questi due miei cari amici, anzi: il "bene" e' molto piu' in sovrabbondanza del male che ci circonda. Pensate se fosse il contrario: ci saremmo gia' autodistrutti. Grazie a Dio, non e' cosi', e viviamo e ci moltiplichiamo...
La politica dovrebbe valorizzare le capacita' di "far bene" di tante persone.
Oggi le "botteghe" stanno scomparendo. La grande distribuzione soffoca i loro spazi commerciali e spesso molti negozi sono costretti a "migrare" o a chiudere. Meriterebbero molta piu' attenzione da parte della Regione, del Comune e della Provincia. Vogliamo iniziare a valorizzare chi merita? Molti la chiamano "MERITOCRAZIA", io la chiamo semplicemente, "VALORIZZAZIONE" della Persona . Invece di pensare sempre al "profitto forzato", pensiamo ai tanti bisogni della gente. Le botteghe con i loro prodotti, oltre ad essere di aiuto immediato alla gente, possono aiutare i cittadini a dialogare tra loro, di conseguenza a far crescere buoni rapporti umani.
Molti anziani portatori di handicap grave sono affidati alle cure e attenzioni di operatori che dovrebbero essere altamente qualificati. In molte R.S.A., Cliniche, Ospedali italiani, invece non e' cosi'. Queste povere persone indifese, rischiano di perdere anche quella poca dignita' a loro rimasta. Sono esseri umani! Molti operatori/trici ed infermieri/re, non hanno a cuore la loro "MISSION". Definiscono questi malati prossimi alla morte, ed allora a che serve perderci del tempo? A che serve dare assistenza, tanto non capiscono piu' nulla? Meglio dedicarsi ad altro. Magari qualcuno arriva a pensare che sono anche un costo, in termini di denaro: un modo di pensare che racchiude in se' la terribile prospettiva di "condannare a morte questi poveretti, con una forma di eutanasia passiva".
Per fortuna non tutti/e sono cosi': nei nosocomi ci sono anche realta' molto positive. Molta generosita', specie da parte di volontari/rie. Ma non devono essere solo i VOLONTARI/RIE a sopportare il peso di questa responsabilita'. Il personale addetto alle cure dei piu' fragili, anche se e' male stipendiato, deve comunque compiere il proprio dovere fino in fondo. Certo, avrebbe il diritto a essere formato meglio e ben retribuito; ma anzitutto questo tipo di lavoro andrebbe riservato a Persone speciali, da selezionare con cura. Non possiamo affidare questi esseri umani e fragili a persone qualsiasi, al "primo arrivato": per fare questo lavoro ci vuole una vera predisposizione al contatto umano, un alto senso di sensibilita' e responsabilita'.
Chi merita, chiunque sia, va sicuramente valorizzato. Ma dobbiamo imparare a fare un passo in piu': non per volere essere avanti a qualcuno, ma bensi' per cercare sempre e in ogni occasione il modo di CAMBIARE, sempre partendo prima da noi stessi. Infatti non solo da oggi, ma da sempre all'essere umano responsabile e' richiesto un compito in piu': " imparare ad essere di esempio per chi ci sta vicino, per chi ci osserva". Somigliare per quanto possibile alle Persone meritevoli di lode, sopra descritte.
Non dobbiamo avere paura di fare del bene. La nostra IDENTITA' non si chiama movimento o partito o quant'altro. Ciascuno di noi, col suo NOME e COGNOME, con le proprie capacita' e talenti e' una identita', rappresenta un insieme di valori da condividere con gli altri.
E' il nostro modo di vivere che deve trasformarsi in una vera e autentica MISSION.
E l'essere di esempio e' lo strumento per eccellenza da sfruttare per il CAMBIAMENTO della nostra Italia. Nel nostro piccolo, impariamo a cambiare per far cambiare. Il nostro modo di vivere cambiera' se sollecitato da un linguaggio nuovo, da gesti nuovi, da attenzioni migliori alla Persona. Cosi' facendo potremo, piano piano, cambiare le nostre citta', cambiando la nostra cultura.
Imparando anzitutto a prestare attenzione a chi ci e' vicino, specie al piu' debole, al piu' fragile.
Siamo veri uomini e vere donne, quando siamo capaci di assumerci le nostre responsabilita', in modo gratuito e disinteressato, rendendoci conto che e' questa la nostra IDENTITA'. Siamo noi stessi, quando siamo capaci di agire con chi ci e' vicino, quando ascoltiamo coloro che hanno bisogno di parlare, quando sappiamo sorridere o stringere la mano a chi ci sta a fianco, quando sappiamo riprendere qualcuno che sbaglia e lo aiutiamo a migliorarsi. Allora acquistiamo la certezza che accanto a noi non c'e' il vuoto. E diventiamo capaci di impegnarci seriamente per il CAMBIAMENTO.
Lorenzo Lorenzelli
Cittadino Italiano
l.lorenzelli@tiscali.it
9 marzo 2008



L'obiettivo finale.
[ 25 febbraio 2008 ]
Cari amici, desidero esprimere un mio pensiero e forse, perdonate la mia presunzione, cerchero' di rispondere a quanti domandano con insistenza quale e' lo scopo finale del nostro MOVIMENTO. Ci domandiamo spesso a cosa puo' servire formare piccoli gruppi di discussione politica, se poi non si vedono risultati concreti. Ebbene, cari amici non demoralizzatevi, non e' possibile al momento vedere concretizzati i nostri sforzi. La cosa piu' importante, per ora, e' crescere educandoci alla politica, con senso civico. Dobbiamo crescere in tutta Italia. Non dobbiamo avere fretta. La fretta e' cattiva consigliera. Vi posso assicurare che il nostro movimento e' nato VINCENTE. Per alcuni semplici motivi. Le sue radici si chiamano: GRATUITA', LEGALITA' e RISPETTO. Non abbiamo interessi privati o secondi fini, come invece evidenziano i fatti per i nostri rappresentanti politici. Per qualsiasi necessita', noi ci auto-finanziamo. I VALORI che noi professiamo sono autentici perche' espressamente vissuti da ciascuno di noi. Come sapete, sebbene ognuno di noi possa avere un indirizzo politico differente da un altro, ci accomuna un unico interesse che e' il BENE COMUNE. A noi poco importa se una Persona e' cattolica o laica o laicista, di destra o di sinistra. L'importante e' essere Persone perbene, come noi siamo. La stragrande maggioranza del popolo italiano e' brava gente desiderosa di parlare, confrontarsi ed agire. Dobbiamo pensare a crescere, a formare altri team (gruppi) nelle altre citta' e regioni d'Italia. Dobbiamo mantenere uniti i gruppi di discussione e motivarli, spiegando loro con chiarezza che il nostro scopo non e' solo parlare di politica, cioe' dei veri problemi della gente, ma di risolverli. Per adesso sulla carta, in seguito lo faremo direttamente. Cosa voglio dire con questo?
Un mio progetto, tra molti dei vostri presentati, e' quello di arrivare a SOSTITUIRE TUTTI I PARTITI OGGI PRESENTI. Chi l'ha detto che il "partito" e' l'unica forma democratica adatta a rappresentare il popolo italiano? Chi lo dice che i due "poli" sono l'unico metodo per un'alternanza utile al progresso politico, sociale ed economico della nostra Italia? Se ci fosse nella base politica l'onesta' delle parti, certamente sarebbe un valido strumento, ma cosi' non e'! Stessi volti, stesse parole, stesso linguaggio politichese, stesse strette di mano. Noi vogliamo il "nuovo autentico". Fatto di giovani politici onesti, motivati e creativi: "gruppi del fare"!
Oggi i politici, quelli onesti, spesso vengono beffeggiati, oltraggiati, messi a tacere, a volte con accuse infondate ed infamanti, dai "furbetti del quartierino". La verita' e' che essi ne hanno paura.
La gente comune non e' cosi' addormentata come essi credono. Noi siamo la TERZA VIA! Abbiamo le carte in regola per proseguire spediti al riscatto sociale, per un vita che sia degna di essere vissuta. Oggi, i nostri rappresentanti politici non fanno altro che parlare e parlare. Pensano una cosa, ne dicono un'altra e alla fine ne fanno un'altra ancora. Non esiste coerenza, pensano solo al proprio interesse privato che e' in primis il mantenimento della propria visibilita', del proprio potere. Litigano in continuazione, non solo con fazioni dell'opposizione, anche all'interno delle stesse coalizioni. Che bell'esempio sono! Pensano: "tanto la gente dimentica facilmente". Invece la gente non e' cosi'; o almeno, non tutta. Intanto la nostra economia fa fatica ad andare avanti. La GIUSTIZIA sembra che faccia acqua da tutte le parti. Le leggi sembrano fatte piu' a vantaggio di chi delinque che per la tutela delle Persone oneste. Alcuni Magistrati provano a ribellarsi a questo legiferare per tornaconto e vengono messi a tacere. La SANITA' in molte regioni d'Italia e' una vergogna sotto gli occhi di tutti: il malato e' declassificato ad oggetto o numero; gli operatori di settore sono demotivati e mal pagati. Alcuni, purtroppo, sono vergognosamente inseriti nel contesto sanitario senza formazione e/o esperienza, quindi senza professionalita'. E spesso, nei nosocomi, sono causa di incidenti ai malati, alle volte anche con esiti mortali.
Di queste cose i media parlano in continuazione. Dove e' finita l'etica? Ci stiamo disumanizzando.
Il consumismo sfrenato che stiamo vivendo diventa sempre piu' impetuoso e aggressivo, non lascia spazi di respiro. Si vuole tutto subito. E gli eccessi, la sovrabbondanza delle cose disorienta la gente, le fa perdere il buon senso e la isola. Ecco l'individualismo. Ognuno pensa per se'! Si diventa egoisti e cinici. Il nichilismo ci sovrasta e gli altri non contano piu'.
Il LAVORO precario sta mietendo sofferenza nelle famiglie e i nostri giovani non hanno margini di sicurezza per il loro futuro. Le CASE popolari sono diventate storia, anzi "preistoria" edilizia, e quelle che costruiscono i privati hanno i prezzi alle "stelle". Non esiste un equilibrio tra domanda e offerta. Dove sono finiti i valori per la VITA?
Ebbene, pensate davvero che ai nostri politici manchi qualcosa per agire? No cari amici, hanno tutto e di piu', ma non fanno nulla. Ci abituano ad avere le cose col "conta-gocce", questo per dominarci. Via le ideologie, rimangono solo parole e parole e il ..... "conta-gocce"! Appena qualcuno di loro riesce a fare qualcosa, sembra che abbia fatto un miracolo.
Noi vogliamo cambiare l'Italia, risolvere i problemi della gente? Potrebbe sembrare una forte presunzione; ma e' certo che lo faremo! Ad una condizione: "non possiamo cambiare nulla se prima non cominciamo a cambiare noi stessi dal di dentro". Dobbiamo essere nuove Persone consapevoli, e fare affidamento alla nostra coscienza.
Solo allora si potra' agire per un cambiamento sociale. Cambiamento che e' gia' in atto. UN GIORNO NOI PRENDEREMO IL POSTO DEI POLITICI DI OGGI !  Forse io non vedro' quel giorno, cosi' come alcuni di voi; ma i nostri, i vostri figli si', e ci ringrazieranno. Verra' un giorno che saremo orgogliosi di essere cittadini italiani. Non come ora: benche' mi ripugni dirlo, siamo giudicati male dagli altri Stati del mondo, a causa della corruzione dilagante e della malavita organizzata che sta distruggendo il nostro Paese. Non diamo fiducia, e gli imprenditori che vogliono investire migrano in altri Paesi. Come si fa dargli torto? Quelli che vivono fuori legge ancora non hanno capito che si stanno lentamente autodissolvendo. Una volta "assorbito" tutto dal territorio in cui vivono, si spostano in un'altra area geografica e come locuste affamate divorano tutto quello che c'e' di buono. E dopo, cosa rimane? Rimane il nulla. Distruggono se' stessi, i loro figli e il loro Paese. Sono convinto, pero', che in un essere umano, per quanto spregevole per le sue azioni, esiste uno spiraglio di luce che puo' spingerlo a dare il meglio ai propri figli. Se per "meglio" s'intende cambiare stile di vita. Aiutare i propri figli ad emergere dalla poverta' cui sembra destinato il nostro paese alla ricchezza di una nuova vita. L'attuale cultura dell'arraffare deve essere sostituita dalla cultura del fare. Per questo occorre distribuire sul territorio nazionale equita', in tutti i settori della vita sociale ed economica.
Il cambiamento che noi vogliamo e' una autentica RIVOLUZIONE CULTURALE per una autentica politica che dia una vita nuova al nostro paese, invece di lasciarlo scivolare verso la rovina. Per fare questo ci vuole del tempo. Questo e' il vero significato di partire dal basso. Perche' noi partiamo dal cittadino, il quale si mette in gioco in prima persona e determina le scelte da fare. Prima bisogna ESSERE (avere consapevolezza e coscienza) e solo dopo si potra' FARE. Nel nostro movimento ci sono Persone che pensano e progettano. Pensiamo e progettiamo insieme la NUOVA ITALIA.
Che cosa ci distingue dalla folla? L'attenzione a chi ci e' vicino, il piu' fragile! Ma di questo riparleremo tra breve.
Lorenzo Lorenzelli
Cittadino Italiano
l.lorenzelli@tiscali.it
25 febbraio 2008



Non pensano che a quello
[ 19 febbraio 2008 ]
Un fumettista francese aveva pubblicato il suo album piu' famoso con il titolo: "Non pensano che a quello". Si riferiva ai maschi; l'allusione era chiara e l'effetto umoristico assicurato.
Noi, che ci occupiamo non di arrapamenti sessuali ma di ambizioni politiche, dovremmo usare la stessa frase - "Non pensano che a quello" - per tanti malati di politica della prima e dell'ultima ora. Purtroppo qui la cosa non diverte nessuno, anzi annoia profondamente il 90% degli italiani.
"Quello" e' ovviamente il presentarsi alle elezioni.
Prego tutti di credermi, se vi giuro, con mano sulla bibbia e accompagnamento di genuflessioni, che non ho alcuna intenzione di prendere in giro nessuno ne' di fargli il processo alle intenzioni.
Aspiro solo a chiarire un po' i termini della questione "impegno politico", visto che tutti ne abbiamo bisogno. Posso?
In poche parole, prendendo me stesso come esempio del tipico malato di politica:
Premessa 1: A me interessa che l'Italia sia governata come vuole la gente
Premessa 2: Non c'e' alcun motivo perche' arrivando io al governo faccia meglio di quelli di adesso
Conclusione: Quindi devo occuparmi non di arrivare al governo, ma di far si' che la gente possa agire efficacemente su chi e' al governo, chiunque sia.
Dimostratemi l'errore di questo sillogismo!... Chiamo Aristotele a testimone.
La verita' delle premessa 1 mi sembra evidente, almeno per noi di "La Politica alla Gente".
La condivisione della premessa 2 mi sembra invece un buon test di quell'elementare sapienza che gli antichi compendiavano in "conosci te stesso", e il 90% degli italiani esprime con "spostati di li' che ci sto io".
Mi aspetto ovviamente dagli amici obiezioni succose e magari ancora piu' sintetiche, tipo: "Penso, dunque sono".
Abbiamo tutti bisogno di una gran pulizia dai luoghi comuni e dalle ripetizioni meccaniche: non trovate?
P.S. Prego gentilmente chi rispondera' di evitare divagazioni e cortine fumogene tipo "Ma e' un'occasione per farci conoscere" (ma se non fai quel che serve alla gente, perche' mai dovrebbero conoscerti?.. eeh?!?), ecc. ecc.   Veniamo al dunque!!!
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
19 febbraio 2008



Teoria o problemi concreti?
[ 13 febbraio 2008 ]
Quando la nostra gente discute, nei quartieri, c'e' sempre una questione che resta aperta - qualunque sia l'argomento fissato.
Per cosi' dire, e' li' "sospesa", e tutti lo sanno. Ed e' una questione che va direttamente al dunque del nostro progetto politico.
Messa giu' brutalmente, la questione e': vogliamo far sempre discussioni teoriche, o affrontiamo problemi concreti? (del quartiere, della citta')
A questa domanda dobbiamo saper rispondere: tutte le volte che e' necessario, sempre nello stesso modo, e senza menare il can per l'aia.
Ieri a un nostro incontro c'era un giovanissimo consigliere di zona. Partecipava con entusiasmo. E tendeva a spostare la discussione, da: "cosa dovrebbe fare un governo serio" a: "cosa potrei fare io, impegnandomi".
Giustissimo, diremmo di primo acchito.
Ma ci sono due controindicazioni!
1) Per come le cose sono messe in Italia: i cittadini che si sbattono "nel loro piccolo" diventano spesso degli alibi per le autorita'.
Certo, il volontariato in molti casi e' indispensabile. Ma non per tutte le cose normali, che un'amministrazione dovrebbe fare!!!
Si sente dire sempre piu' spesso che se certe cose non si fanno, la colpa e' dei cittadini: "Stava a loro chiedere". Cosa?!? Devo essere io a chiedere al comune di chiudere un buco che ha fatto aprire lui, sul marciapiede davanti al mio negozio?!? (caso reale..)
E poi:
2) c'e' qualche cittadino che forse "si sbatte" coltivando l'idea di farsi un seguito, per poi essere eletto. In un paese normale sarebbe logico. Ma in Italia lo "svacco" della politica e' tale che la probabilita' di una conclusione felice (per la collettivita') di questa scalata sono prossime allo zero; mentre sono altissime quelle di avere un pappone in piu' - spesso all'inizio involontario.
Di questo sono convinti tutti i cittadini! (Oddio, forse QUASI tutti).
I fatti dimostrano che hanno ragione.
Sulla questione che ho esposto, avremmo dovuto da tempo concordare una risposta unitaria. Infatti: quando incontriamo gente nuova, se sappiamo in partenza che LA questione e' questa, non ha senso continuare a improvvisare le nostre risposte.
Propongo, per l'opera di "La Politica alla Gente", il quadro generale che segue; e lo offro alla pubblica discussione.
"La Politica alla Gente" si pone lo scopo di cambiare il modo in cui e' gestita la nostra nazione; e di conseguenza le nostre regioni, i nostri comuni e i nostri quartieri. Esattamente l'obiettivo che si pone un partito politico. Soltanto, intende conseguirlo coinvolgendo la gente comune in una partecipazione capillare, tale che MAI i rappresentanti che la gente elegge possano operare senza sentire CONTINUAMENTE il suo fiato sul collo.
Per realizzare questo rovesciamento, questa "rivoluzione copernicana" del rapporto che c'e' oggi in Italia tra elettori ed eletti, dobbiamo inventare e sperimentare attivita' concrete che la gente - mantenendo TUTTI I SUOI IMPEGNI CORRENTI - riesca comunque a portare avanti; attivita' che con il tempo creino un nuovo modo di agire come cittadinanza e permettano a tutti noi di "marcare stretti", passo passo, i politici che eleggiamo.
Una di queste attivita' puo' essere la Fabbrica del Programma: stiamo provando se si puo' fare, tra breve tireremo le conclusioni.
Poi, inventiamone e sperimentiamone altre!  La piu' urgente: come la gente deve organizzarsi per intervenire sui problemi concreti locali, senza perdere tempo inutilmente, senza offrire alibi all'amministrazione, senza affidare tutto a "qualcuno che va avanti lui". E inserendo tutto questo nel progetto generale di "La Politica alla Gente".
Mi sembra fondamentale avviare un dibattito su queste questioni. Sia per giungere a una posizione minima comune, sia per imparare tutti ad esprimere con chiarezza, di fronte a chiunque, la posizione di "La Politica alla Gente".
            Prandoni Sem
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13 febbraio 2008



I contenuti  
[ 12 febbraio 2008 ]
Una proposta politica deve avere dei contenuti. Non puo' essere solo enunciazioni di principio.
Permettetemi per una volta un'espressione che puo' sembrare cinica: i partiti per fare strada non hanno bisogno di contenuti, a loro basta essere votati. Nascono per questo: presentarsi alle elezioni con una lista, farsi propaganda, andare ad occupare dei posti. Se dietro c'e' il vuoto, il "meccanismo" gira lo stesso.
Basta "tirare" fino alle prossime elezioni: con qualche riunione, un po' di presenza in TV, qualche convegno, giusto per far figurare piena l'agenda. Poi, dopo la stasi, "finalmente" arrivano nuove elezioni, nazionali o a Cuggiono, dipende dai livelli: purche' elezioni siano. Al voto!
Invece un "movimento" come il nostro poggia sui contenuti. Se e' solo un vaso - anche di bell'aspetto, ma vuoto! - non avanziamo di un passo. E un CONTENUTO lo si costruisce lavorando, non parlando della propria identita'.
Attualmente in "La Politica alla Gente" il solo "contenuto" su cui si lavora e' la FABBRICA DEL PROGRAMMA: i cittadini scrivono i singoli capitoli del programma di governo che dovrebbe adottare in Italia qualsiasi governo serio, indipendentemente dal colore politico.
Forse per alcuni non e' un "contenuto" esaltante. Ma almeno lo si sta sperimentando da due anni; e siamo certi di poter valutare, il prossimo maggio/giugno, se e' alla portata di tutti i comuni cittadini.
Se la risposta sara' SI', allora quando ci diranno da Napoli (come e' gia' successo): "Bella l'idea di restituire la politica alla gente, vogliamo fare un gruppo anche noi", potremo dire: SE fate cosi' e cosi', probabilmente il vostro gruppo riuscira' a DURARE e a PRODURRE qualcosa.
Certo, bisognerebbe arricchire la nostra proposta con altri "contenuti". Ma perche' un nuovo contenuto "ci sia", occorre qualcuno che si smazzi per:
- AVVIARE concretamente piu' gruppi possibile a sperimentarlo seriamente;
- durante la sperimentazione, sostenere quei gruppi passo passo, aiutandoli a vincere in se' stessi la mortale inerzia che ci blocca continuamente;
- alla fine, comunicare a tutti noi i risultati positivi dell'esperienza fatta.
A quel punto "La Politica alla Gente" potra' a buon diritto dire: "Noi proponiamo anche questo". E a chi chiedera' di adottare la nostra proposta, anche da Napoli, potremo inviare una "ricetta" credibile in piu'.
            Prandoni Sem
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12 febbraio 2008



Cosa facciamo ......
[ 10 febbraio 2008 ]
A seguito della mia email del 2 febbraio 2007 (mandata a molte persone), alcune di loro mi hanno chiesto: Cosa facciamo noi adesso? Lasciamo che il paese continui come ha fatto fino ad ora, per altri 5 anni?
La mia risposta e' NO.
Il mio pensiero e': cambiare.
Abbiamo assistito alla caduta del governo per una assurda motivazione di carattere familiare. Io mi aspettavo da Mastella una presa di posizione di questo tipo: presidente Prodi, vista la situazione al momento mi dimetto, fermo restando il mio appoggio al governo.
Quello che e' successo e' cosa nota a tutti.
Ora assistiamo ad un intreccio di interessi partitici, accordi, spartizioni ecc. Tutti i politici nessuno escluso giurano che lo fanno per gli interessi del "popolo sovrano". Una frase che sentiamo da troppo tempo... con i soliti risultati. Purtroppo il "popolo sovrano" con il voto firma una delega in bianco, che autorizza il politico ad agire a suo insindacabile giudizio... sempre per tutelare gli interessi del "popolo sovrano".
La realta' e' ben diversa, e i risultati sono evidenti. Il paese Italia e' pieno di problemi. Io li sintitezzo in: sprechi, corruzione, concussione.
E ora siamo qui ....aspettando le votazioni.
Ma la mia riflessione e': Come posso fidarmi di questi politici che da oltre venti anni sono sempre le stesse persone? E i risultati sono ben evidenti!
Da qui la necessita' dei cittadini di essere una voce importante : "popolo sovrano".
Come dicevo nella mia email: parlavo di cambiamento.
Cercare di abbattere il sistema attuale, cosi' radicato e intrecciato, non e' cosa facile. Direi quasi impossibile.
Cercare di entrare dentro il sistema e iniziare il cambiamento, credo sia la via piu' percorribile.
Entrare non e' facile. Specie adesso che la credibilita' della politica e' ai minimi storici.
Ma tenendo conto che in Italia ci sono molti movimenti come "La Politica alla Gente", io ritengo opportuno per allargare il ns. pensiero di contattarli, e trovare un punto in comune per aumentare la "ns. voce".
Sempre con lo scopo di far sentire la ns. voce, sono dell'avviso di sfruttare questo momento politico, metterci in vetrina e uscire dall'anonimato.
Presentarci alle elezioni con una lista civica e' un modo esemplare per farci conoscere.
Ritornando alla domanda di molte persone: cosa facciamo.....
Rispondo: metterci in gioco a viso aperto, far vedere a tutti che ci siamo e che siamo seriamente intenzionati a cambiare. Per cui, metterci in lista elettorale.
  Pasquariello Domenico     -     d.pasquariello@virgilio.it
8 febbraio 2008



Le elezioni.  E noi?
[ 8 febbraio 2008 ]
L'Italia intera si muove per le elezioni. Dobbiamo approfittarne per farci conoscere (come propone qualche amico)? Presentare una lista "civetta" locale, per attirare gente?
A costo di annoiarvi: oggi il nostro problema non e' attirare gente. Ci sono gia' 100 persone nuove, che hanno aderito tra ottobre e dicembre.
Queste persone ci chiedono proposte serie. Vogliono partecipare ad attivita' che funzionino. Ci mettono alla prova.
Dimostriamo di superare la prova! Non pensiamo a diversioni.
So bene che far partire i nuovi gruppi non e' facile; che quelli che se ne sono fatti carico stanno soffrendo. A me venite a dirlo!..  A tutti loro - anche a chi sembrera' fallire - siamo grati fin d'ora. Ma so che alcuni - anzi, molti - ce la faranno; e supereranno i primi mesi.
Al convegno di fine primavera, ci racconteranno come hanno fatto. Ne risultera' una prima "ricetta" per il cammino di "La Politica alla Gente".

Quanto alle elezioni di aprile: se avranno risolto i problemi dell'Italia... allora nessuno si occupera' piu' di noi. Se invece i problemi dell'Italia saranno ancora tutti li', e per altri cinque lunghi anni: allora non possiamo dubitare che la nostra prima "ricetta" bastera' a richiamare non 100, ma 1000 persone.
E perseverando, altre proposte, messe alla prova con successo, arricchiranno il nostro progetto e lo renderanno sempre piu' credibile.
Abbiamo il dovere di pazienzare, di sopportare i rifiuti e le fatiche; e infine di guarire dalla malattia nazionale: lo scoraggiamento.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
8 febbraio 2008



Un lungo cammino davanti a noi
[ 5 febbraio 2008 ]
Probabilmente le elezioni di aprile produrranno una maggioranza che "governera'" per cinque anni. Parlo solo di probabilita': non e' escluso che l'attuale legge elettorale riservi altre sorprese...
Invece le virgolette attorno alla parola "governera'"  non sono probabili: sono certissime.
Abbiamo davanti a noi altri anni, in cui lo sfascio attuale dell'Italia continuera': lavoro precario, prezzi delle case puramente speculativi, sanita' pubblica sempre piu' sabotata, ordine pubblico a livelli inaccettabili, assenza di progetti per i nostri bambini e ragazzi, ecc. ecc.
Quello che subiamo da decenni, sara' confermato e in parte anche ampliato. Continuera' l'impoverimento di larghi strati della popolazione: milioni di italiani che fino a pochi anni fa riuscivano a tirare serenamente la fine del mese, ed oggi non ce la fanno piu'.
Qualcuno ha ripetuto recentemente la vecchia battuta di Churchill: "L'uomo politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alla prossima generazione."
Tocca a noi, cittadini italiani, il compito di impostare una rivoluzione delle coscienze. Senza la quale non avremo mai statisti ai posti di comando.
Le prime coscienze da rivoluzionare  sono le nostre. Invito tutti gli amici a far come se cambiamenti dall'alto NON NE DOVESSERO MAI ARRIVARE. E quindi a metterci noi stessi in moto: a cercare - a sperimentare.
"La Politica alla Gente" e' un piccolo strumento: se gli diamo la forma giusta, potra' "portare" il nostro impegno.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
6 febbraio 2008



Problemi e soluzioni
[ 5 febbraio 2008 ]
Un noto capo di stato (di cui preferisco non fare il nome), sembra trattasse a pesci in faccia anche gli amici di piu' lunga data, quando gli facevano osservare le cose che non funzionavano e i problemi irrisolti. Invece riceveva con attenzione e rispetto anche gli sconosciuti, quando portavano soluzioni: anche soluzioni del tutto diverse da quelle che intendeva adottare.
"La Politica alla Gente" ha il diritto di esistere solo se trova soluzioni e le verifica sperimentalmente.
I problemi li sappiamo tutti: tutte le persone di buona volonta' che sognano di far diventare l'Italia un "paese normale" se li trovano davanti. Problemi il cui emblema sono i nostri rappresentanti che non ci rappresentano.
Il nostro desiderio di cambiamento, la nostra disponibilita' ad ascoltare la gente, perfino la nostra apertura a cittadini di tutte le idee politiche, sono solo punti di partenza. Poi si tratta di costruire soluzioni, anche parziali ma PRECISE. Bisogna contribuire a tracciare pezzi della strada che dal disastro di oggi dovrebbe portarci a un paese civile.
Solo se avremo prodotto il nostro pezzo di soluzione, solo se l'avremo sperimentata e ne avremo verificato la bonta', solo allora potremo presentarci al PUBBLICO, e dire ad alta voce che "La Politica alla Gente" ESISTE: che non e' una scatola vuota.
Solo allora potremo presentarci ad altri movimenti che vogliono come noi partire dal basso, ed offrire la nostra fattiva collaborazione: portando loro in dote le nostre pur parziali "soluzioni".
Oggi come oggi, possiamo invece soltanto offrirci individualmente. Come hanno fatto Garofalo e Bertolini, che hanno iniziato a collaborare intensamente con i gruppi di Beppe Grillo. Come faranno tanti di noi - spero - in occasione delle prossime elezioni: scegliendo secondo la propria coscienza con chi impegnarsi e che servizi offrire.
            Prandoni Sem
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5 febbraio 2008



L'idea
[ 29 gennaio 2008 ]
Aspettando con ansia i contributi di tutti i lettori, vi faccio parte di una riflessione suggerita dalla telefonata di un amico.
Con gentilezza ma senza giri di parole, ha espresso la sua sorpresa per la bassa qualita' grafica di questa pagina, in confronto al resto del sito...
Purtroppo non ho le capacita' di Pino che ha progettato e realizzato il sito (.. sto studiando!! ) ne' Pino ha assolutamente il tempo di fare al mio posto.
Poi si e' passati a parlare di quanto sia difficile partire dal basso, mettendoci assieme tra di noi, gente comune. Di quanto sia poco diffuso essere determinati, e insieme scartare le illusioni.
Ma ci siamo trovati d'accordo su un pensiero molto incoraggiante, che vi offro.
Non sarebbe troppo difficile trovare finanziamenti perche' questa pagina sia "in". O anche per fare un po' piu' di incontri in centro; magari con qualche hostess, che da' cosi' "tono" al tutto. O per trovare una sede a Milano, con tanto di insegna sulla strada.
Tutte cose non cattive, certo.
Ma questo non e' il momento di sembrare piu' di quello che siamo.
E' meglio non mascherare, con una facciata consolatoria, l'ostacolo che abbiamo davanti.
Abbiamo bisogno di definire, sperimentare e certificare SUL SERIO
L'  I D E A
che ci deve condurre avanti. Qualche bel dettaglio di facciata... un po' di berrettini con su scritto "La Politica alla Gente".. non ci farebbero avanzare di un passo. Questo compito possono portarlo a termine, nel loro umile lavoro, solo i nostri gruppi di quartiere. Da questa pagina, partecipiamo al loro sforzo.
Coraggio!
            Prandoni Sem
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29 gennaio 2008




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La verifica dei prossimi mesi
[ 25 gennaio 2008 ]
Da quando alcuni cittadini milanesi hanno iniziato a riunirsi sotto il motto "La Politica alla Gente", sono passati oltre due anni. In questo tempo sono stati tenuti:
- in periferia, 35 incontri pubblici di quartiere, seguiti da 128 incontri di gruppi di quartiere;
- in centro, 1 convegno e una quindicina di incontri di diverse commissioni.
Gli incontri in centro, a parte qualche verbale ormai archiviato, hanno prodotto:
- un sito Internet impostato in modo altamente professionale;
- un magnifico documento, "Lo spirito dei nostri gruppi", apprezzato da tutti.
Nei quartieri sono stati prodotti 95 verbali, e da questi 15 documenti destinati a confluire in un "Programma di Governo come lo vorrebbero i Cittadini". Altri 12 documenti attendono chi li rediga, a partire da verbali completi.
E' chiaro che il "capitale" accumulato in questi due anni da "La Politica alla Gente" e' interamente costituito dal lavoro svolto nei quartieri.
Ci hanno chiesto in molti di dare vita a "La Politica alla Gente" in altre citta'. Forse non potremmo arrivare fino a New York come i gruppi di Grillo; pero'...
Dire di si' ovviamente ci impegnerebbe a dare un fine preciso a questo nostro lavoro.
Tale fine,  se vogliamo investire sul "capitale" di questi due anni e non ripartire da zero, non puo' che essere la
                                    FABBRICA DEL PROGRAMMA .
Estesa a tutt'Italia, con la partecipazione di tantissimi gruppi di cittadini, mantenuti in rete tra loro da un'opportuna organizzazione. Che contribuiscano a cambiare il sistema politico secondo le indicazioni contenute nel nostro "Manifesto".
Se finora non abbiamo proclamato ad alta voce questa nostra intenzione, il motivo e' semplice.
Anzi, semplicissimo: non siamo certi che il nostro metodo di lavoro MATERIALMENTE funzioni.
I gruppi che in questi due anni hanno "prodotto",  sono stati tutti assistiti da una persona che ha alle spalle trent'anni di esperienza nell'animazione di gruppi di lavoro: in Italia e all'estero, per volontariato o per lavoro.
Ebbene, quest'autunno si sono costituiti 20 gruppi nuovi che invece lavoreranno senza tale assistenza. Basteranno pochi mesi per renderci conto se il "capitale" di questi due anni di esperienza e' spendibile da cittadini con una formazione comune, e a quali condizioni. Cioe' per sapere se disponiamo di un metodo per restituire davvero la politica alla gente. Oppure se siamo tra i tanti che vorrebbero ripartire dal cittadino ma non sanno come fare.
A mio parere questa e' la posta in gioco dei prossimi mesi. Il convegno di questa primavera valutera' se il nostro "capitale" si puo' investire, oppure se e' improduttivo. Il responso lo daranno le venti persone che si sono offerte per fare da moderatori, e i membri dei loro gruppi.
Se un numero sufficiente di gruppi avra' saputo "produrre" con coerenza e soddisfazione, potremo lanciare pubblicamente la FABBRICA DEL PROGRAMMA: dire finalmente dove vogliamo andare, senza suscitare commenti sarcastici ben meritati.
Se invece la risposta sara' negativa, metteremo un PUNTO. Chi vorra', potra' quietamente partire da zero.
Invito quindi tutte le persone che si sono impegnate in questa piccola grande impresa  a valutare l'importanza del contributo che e' loro richiesto per i prossimi tre o quattro mesi. E a rispondervi con generosita'. Sforziamoci di prescindere, ve ne prego, dai nostri personali mali di pancia: sia quelli causati dalla "grande" politica, sia quelli dovuti alle difficolta' che inevitabilmente incontra chi si mette in cammino per fare davvero qualcosa di innovativo.
            Prandoni Sem
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25 gennaio 2008



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E' il tempo di fare progetti?
[ 22 gennaio 2008 ]
Da anni le cose che i politici ci fanno subire sono talmente indegne, che sembra adeguata un'unica reazione: opporsi subito, in modo diretto e pratico. Se si puo', organizzare raccolte di firme e manifestazioni. Altrimenti, diffondere le notizie, dibattere nei forum.
E non e' comunque facile: c'e' da perderci il sonno.
Nella politica italiana non sarebbe piu' "il tempo di fare progetti". Sarebbe il tempo della perenne emergenza: il solo modo per frenare il declino del nostro paese.
E del resto, che progetti fare? Per presentarli a chi?
Non ai partiti politici, e ai personaggi da loro collocati nelle istituzioni. Lo sa bene chi negli ultimi anni abbia tentato di entrare in un partito: l'unico atteggiamento accettato e anzi favorito, e' voler fare carriera e pagarne il prezzo.
Perche' fare progetti, allora?
Intanto, perche' ci siano luoghi in cui si dice e si ripete quello che vogliono i cittadini.
"Loro" ci fanno occupare di Mastella, del Papa alla Sapienza, di cose anche importanti come la legge elettorale.
Ma ai cittadini interessa: che ci sia lavoro sul serio; che si riduca drasticamente la spesa per aver casa; che si possa vivere in citta' "sicure"; che i nostri ragazzi non siano all'abbandono; che i servizi sanitari non si degradino sempre piu'; che il comportamento civile della gente - a partire dagli impiegati della pubblica amministrazione - cambi radicalmente; ecc. ecc., la lista e' troppo lunga e seria!!!
Non vi sembra abbastanza?
Allora e' il momento di decidere. Schieratevi con chi parte con il piede giusto.
E poniamoci tutti a breve, fin dal convegno della prossima primavera, l'obiettivo di definire un progetto che abbia gambe per arrivare.
            Prandoni Sem
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Pubblicato il 22 gennaio 2008.



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Pecore senza "pastore" ?! ..
[ Pubblicato il 19 gennaio 2008. ]
Invitavo ieri gli amici di "La Politica alla Gente" ad utilizzare questa pagina per CAPIRCI.
La ricchezza principale della GENTE, di cui siamo parte, sono le sue diversita'; diversita' che sono tanto piu' valide ed utili per tutti, quanto piu' restiamo saldi nella certezza CHE ABBIAMO L' ESSENZIALE IN COMUNE.
Sono tradizionali nella politica italiana - e non solo italiana - le operazioni di "vertice": qualcuno decide e la "GENTE" e' invitata a intrupparsi dietro.
Dicono che sia molto efficace. Anzi i piu' sostengono che sia l'unica via possibile; che se si parte dalla gente, apriti cielo.
A giudicare da come l'Italia e' ridotta, sembra che non funzioni poi cosi' bene.
E aggiungo la mia opinione, che offro alla discussione e alla benvenuta contestazione degli amici. A mio parere, noi di "La Politica alla Gente" dobbiamo evitare come la peste di far finta di restituire la politica alla gente, e poi infilare la comoda via delle decisioni prese dall'alto; magari anche delegando democraticamente qualcuno e poi intruppandoci dietro di lui.
A mio parere, se vogliamo produrre qualcosa di nuovo nella politica italiana, se vogliamo sperare di non finire come gli altri a meritarci gli insulti della GENTE, dobbiamo cercare e trovare il "meccanismo" che permetta alla gente comune di:
- tirar fuori le sue capacita' di iniziativa
- concorrere a un progetto comune (conservando la propria piena responsabilita'!).
E che sia un "meccanismo" che si presta ad applicarsi con successo a un vasto numero di persone, dislocate in localita' anche distanti.
Direte che non e' possibile perche' la gente non ci crede.
Ma la gente non ci crede perche' non glielo hanno mai permesso! Gli italiani non sono stati mai trattati da cittadini, ma da pecore; che in attesa del "pastore" del destino, si adattano ai democristiani...
Sta a noi fare una proposta diversa!!
E convincere NOI STESSI e la gente che e' una cosa seria.
Dite la vostra!! Non fate le pecore.
            Prandoni Sem
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Pubblicato il 19 gennaio 2008.




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