La Politica alla Gente.
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In poche ore comparira' qui in centro.
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Uno statuto per "La Politica alla Gente"?
 
Iniziamo il dibattito sui motivi che hanno spinto alcuni di noi a chiedere che in tempi brevi "La Politica alla Gente" si costituisca in un'associazione legalmente riconosciuta.
In coda a questo blog, viene riportato il nostro documento di maggior successo: "Lo spirito con cui lavorano i nostri gruppi".
Ci era sembrato giusto che il blog partisse da quel testo, che e' il piu' "collettivo" tra tutti quelli che abbiamo scritto. Racchiude infatti una cinquantina di interventi di diversi amici durante alcuni incontri che si sono tenuti in centro in questi due anni: in particolare il convegno del 25 novembre 2006 e due riunioni della Commissione "Formazione e Cultura" nella primavera del 2007.
Vuole essere un augurio, per tutti noi, di saper prendere per il nostro futuro decisioni altrettanto partecipate.



Alcune idee per lo Statuto
 
Da un anno a questa parte, tanti di noi chiedevano che ci dessimo regole chiare, adottando uno statuto e costituendoci in associazione.
Ma al momento di discuterne, si e' fatta viva solo Ottavia Pozzati. Potete leggere i suoi due articoli nel blog "Darci uno statuto".
Ottavia ha espresso i suoi legittimi dubbi. Il bello e' che nessuno le ha risposto nero su bianco!
Invece diversi amici si sono lamentati con me perche' non sono apparsi sul sito pareri di segno opposto.

Attendendo che queste ed altre persone si decidano a scrivere, presento io qualche idea. A mio parere il futuro Statuto di "La Politica alla Gente" deve porre alcuni principi fondamentali, ed essere costruito attorno ad essi.
1) Bisogna indicare chi ha autorita' nel "movimento". A mio parere dovrebbe essere scritto con chiarezza che spetta ai gruppi e all'assemblea che li riunisce.
2) Bisogna specificare quali attivita' sono necessarie per coordinare e supportare i gruppi. Secondo me tali attivita' vanno accuratamente dettagliate, verificando che siano conformi alla nostra natura di "rete di gruppi".
3) Bisogna precisare non solo come si "reclutano" gli incaricati del coordinamento, ma anche lo spirito con cui operano. Penso che chi si offre per questi compiti svolge un servizio, non esercita un'autorita'.
*****************
Come abbiamo gia' scritto, qualche amico si e' lamentato perche' non riesce ad inserire i suoi commenti nei nostri "blog"...
In realta' sono pseudo-blog: dovete mandarci il vostro scritto tramite posta elettronica, e pensiamo noi ad inserirlo.
Quando il numero dei contributi crescera', provvederemo a trasformare gli attuali pseudo-blog in veri blog autogestiti.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
31 marzo 2008



Volontariato e autorita'
[ Pubblicato l' 11 marzo 2008. ]
Nessuno di noi guadagna un euro partecipando a "La Politica alla Gente". E soprattutto si spera che nessuno immagini di poterci un giorno guadagnare qualcosa.
Le motivazioni che ci spingono a partecipare sono quindi nell'ordine della piu' completa gratuita'.
Questo non vuol dire ovviamente che ognuno si comporta come gli pare: anche il volontariato ha un suo ordine.
Ma certo l'autorita' tra di noi non e' quella del direttore d'impresa: che prende 10.000 e puo' far avere 5.000 piuttosto che 4.000 o 3.000 al suo "sottoposto" se lavora come vuole lui: visto che lui si assume la responsabilita' di raggiungere gli obiettivi fissati dall'azienda.
Da noi la prima autorita' e' quella del servizio. A chi lavora tanto sul terreno, ed e' capace di farlo senza far perdere la pazienza alla gente, viene spontaneamente riconosciuta dell'autorita'.
Ma guai se questi la scambia con l'approvazione delle sue idee!  Certo, lo si ascolta con rispetto per quel che fa e soprattutto SE lo fa con garbo; ma magari diversi "volontari" stanno aspettando l'occasione giusta per fargli capire - con analogo garbo - che e' proprio fuori strada...
Il garbo, il saperci fare gli uni con gli altri, sono cose decisive in un gruppo di persone come il nostro; soprattutto adesso che siamo un gruppo piccolo. Ma spero che anche se ci moltiplicheremo, i "responsabili" non si crederanno autorizzati alla rozzezza. Rozzezza che inesorabilmente sfocerebbe in certe espressioni cosi' care alla natura umana, tipo: "Qui comando io" e "Se non ti va bene quella e' la porta."
Al convegno di maggio sicuramente inizieremo a darci strutture piu' solide e in qualche modo piu' formali.
Per evitare il rischio che la natura umana si esprima, prima o poi, come sopra descritto, faremmo bene ad accordarci su alcuni principi che siano ampiamente condivisi da tutti.
Ad esempio quello delle decisioni condivise il piu' ampiamente possibile. Tramite mail o - se ci decidiamo a consultarlo regolarmente!! - tramite il nostro sito. Aiutandoci in qualche caso col telefono... E questo anche per decisioni riguardanti dettagli, se sono dettagli che immaginiamo stiano a cuore alla gente.
Altro esempio: l'ammonizione, fraterna ma ferma, di qualsiasi atteggiamento autoritario, anche del tutto involontario; anche motivato dalle migliori intenzioni. Abbiamo bisogno di aiutarci l'un l'altro, di "sgrossarci" e di acquisire pazienza.
Io dico: " piu' pazienza = piu' fermezza ".
Voi che ne pensate?
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
11 marzo 2008



Noi & i soldi
[ Pubblicato l' 8 marzo 2008. ]
Carissimi,
         davvero c'e' tra noi chi vorrebbe che diventassimo un'associazione onlus finanziata con il 5 per mille dai contribuenti? contribuzione volontaria, lo so, ma anch'io come altri sono dell'idea che ci pioverebbero addosso soldi dei quali non sapremmo che farcene. Non ora. A lavorare assieme da un po', siamo appena 30 e solo a Milano! Siamo pochi, accidenti! Io ci credo, ci credo tanto in questa "cosa" che e' la Politica alla Gente, e proprio per questo motivo voglio che prima diventiamo un'ORGANIZZAZIONE CAPILLARE: prima su tutto il territorio milanese, e poi su tutto il territorio italiano. Si' sono molto ambiziosa, certo, ma perche' io davvero "inseguo" un ideale democratico fattibile e credibile, non utopistico. Questa "associazione ONLUS" cosa sarebbe? un partito politico no-profit? un modo carino per non chiamarlo con il suo nome? E poi la gente sa bene che molte associazioni ONLUS giocano su questa dicitura solo per avere dei vantaggi fiscali ed economici, e per fare grandi affari approfittando della credulita', dell'ingenuita' e della distrazione di tutti.
Quindi io non so chi ha avanzato questa idea, puo' darsi che l'abbia fatto in buona fede, ma per come gira il mondo qualcuno puo' pensare che abbia mire un po' strane. Anche l'associazione culturale mi da' da pensare. Diamo alle parole il loro giusto significato: noi non produciamo cultura. Puo' darsi che io ragioni cosi' perche' ho trentacinque anni e ho ancora voglia di credere ad un mondo migliore, e di sicuro mi piace l'onesta' intellettuale. Noi non produciamo cultura, noi produciamo verbali e documenti che non hanno valore culturale ma politico. E un'associazione politica si chiama partito e piu' volte ci siamo detti che non vogliamo essere un partito! Allora, che cosa vogliamo essere? io ribadisco che DOBBIAMO restare per qualche tempo massa critica e nient'altro che questo. Spero di essere stata chiara e trasparente come il vetro.
Anche a me piacerebbe intascarmi bei soldini per questa mezz'ora di tempo che ho usato per scrivere. Scrivo da una postazione internet e alla cassa mi chiederanno 1 euro, ma se non l'avessi speso per scrivere qua l'avrei speso per chattare o bere un caffe' al bar insieme a un'amica.
Penso che Sem e altri, quello che fanno, lo facciano volontariamente.
Io non saprei che farmene, ora, di una pioggia di denaro pubblico. E siamo quattro gatti, rispetto a tutto il lavoro che dobbiamo ancora fare.
Ma scommetto che se domani ci costituissimo associazione ONLUS finanziata dal 5 per mille avremmo il sito affollato, e ognuno avanzerebbe solo pretese senza dare niente.
Forse sono cattivissima, ma mi hanno insegnato che e' sempre meglio pensare male...
CIAO
            Pozzati Ottavia     -     ottaviapozzati@libero.it
8 marzo 2008



La politica costa
[ Pubblicato l' 1 marzo 2008. ]
"La politica costa", mi e' stato detto piu' volte dagli aspiranti politici di turno, gia' tutti presi nella parte.
Si', tutti i cittadini sanno cosa ci costa la politica. Ci costa i mille parlamentari piu' pagati e meno produttivi d'Europa; ci costa migliaia di consiglieri regionali, provinciali e dei grandi comuni assolutamente improduttivi, salvo rare eccezioni; e anche nelle cariche minori - dove, a onor del vero, sono piu' frequenti quelli che si sbattono per il bene comune - imperversa comunque una valanga di stipendiati inutili.
E poi le nomine a consigliere della societa' A, dell'ente B, dell'azienda sanitaria C ecc., tutte gestite dalla politica; e gestite in favore di persone il cui titolo fondamentale non e' la competenza o la volonta' di far qualcosa di buono, ma i servigi resi a questo o quel partito. E infine, per chi non ha trovato posto ne' come eletto ne' come nominato, ci sono gli incarichi di consulente, ecc. ecc. Alt, mi fermo qui: ci vorrebbero pagine e pagine per una descrizione anche solo sommaria.
Ma la politica costa anche molto di piu' di tutto questo.
Costa l'umiliazione di chi vuole lavorare onestamente, di fronte alla prepotenza di chi ha le mani in pasta e detta le condizioni.
La politica costa la progressiva distruzione dell'Italia. In Italia non si fa quello di cui la gente ha bisogno per vivere, produrre e progredire; si fa solo quello che permette il grande meccanismo dei giochi di scambio, che la politica gestisce con la greve maestria dell'assassino consumato. E ci hanno "montati" in quel meccanismo, piccoli ingranaggini che noi siamo.
Per questo, quando qualcuno periodicamente torna alla carica con il discorso dei soldi che ci vorrebbero per stabilire "La Politica alla Gente" su basi solide - un discorso che ormai e' un "classicone"! -, ho sempre pronta sulla punta della lingua, da sputare fuori, la stessa domanda: soldi, per fare che?
Fa niente, mi dice qualcuno, cominciamo a raccogliere soldi: con le tessere di iscrizione se ci costituiamo in associazione, con il 5 per mille se diventiamo una ONLUS, con ... (le idee non mancano). Poi, con i mezzi a disposizione, vedremo di organizzare le cose seriamente, non come adesso.
Secondo me chi parla cosi' ha valutato molto, ma molto male quello di cui gli esseri umani sono capaci (non voglio pensare male, non faccio l'Andreotti).
Prima bisogna avere:
- i progetti: precisi, sperimentati sul terreno, vincenti;
- le persone: convinte, magari con poco tempo a disposizione ma decise a giocarsela;
- e UNA GRANDE IDEA CONDIVISA sullo sfondo, come quella che l'amico Lorenzelli ha descritto nel suo articolo del 25 febbraio.
Quando hai questo, allora cerchi i soldi per fare questo e non altro, e li trovi.
Se cerchi soldi senza aver questo, la maggior parte dei soldi finira' dove non deve finire: nella politica che costa.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
1 marzo 2008



Lo statuto deve dettarcelo
la nostra esperienza
[ 23 febbraio 2008. ]
Cari amici,
        la politica alla gente e' bella cosi': quei pochi che riesco a convincere a partecipare alle nostre riunioni di quartiere ci vengono soprattutto perche' dico che "non e' un partito!", perche' gia' appena sentono la parola "politica" storcono il naso...Avevo gia' scritto un post intitolato "come e' dura la nostra "mission" e ora vorrei esprimermi in merito all'idea di darci uno statuto.
Preciso che non mi piace affatto l'idea di diventare un partito, e che per ancora qualche anno restiamo "un movimento d'opinione", o "massa critica". Ci tengo.
Per quanto riguarda il darci delle regole, che regole dovremmo darci? l'unica regola e' che gli aderenti si attengano il piu' possibile al nostro metodo, perche' devono parlare tutti, altrimenti facciamo come alle conferenze di partito, dove parlano quattro o cinque, espongono il loro punto di vista, e poi alla fine si parla per alzata di mano, ma cosi' non mi piace perche' quei quattro o cinque mi fanno sentire in una condizione di inferiorita', come se mi stessero facendo un favore. Risposte veloci, perche' tanto e' gia' stato detto tutto. No, cosi' non mi piace, devono parlare poco ma tutti. Quattro minuti io direi che e' il tempo giusto per esprimere pochi concetti, in modo chiaro, intellegibile, che dia modo agli altri di rispondere punto per punto senza perdersi in fronzoli. Altrimenti diventiamo come i nostri politici, una noia insopportabile.
Nessuno deve essere "protagonista", tutti siamo i protagonisti del cambiamento, in politica invece abbiamo i leader maximi dei due maggiori schieramenti politici che dicono che siamo noi i protagonisti del cambiamento ben sapendo che sono loro che hanno tutta la situazione in mano, e cosi' ci prendono in giro.
Chi ha in mente uno Statuto ne scriva qualche articolo e poi se ne puo' discutere, ma per me e' presto per darcene uno, anche perche' dobbiamo scriverne un articolo alla volta, man mano che la nostra esperienza cresce, allora si notano le cose che non funzionano, o che funzionano bene, e si fissano delle regole che vietino certi comportamenti o che dicano "bene cosi'".
Siccome a tutt'oggi abbiamo notato che il problema dei gruppi e' quello di attenersi al rigore metodologico, diamoci questa regola del rigore metodologico, e fissiamo un numero non superiore ai 6,7,8 elementi per volta, per una discussione di due ore. Si puo' stare anche una giornata a discutere, ed essere anche venti, ma il rigore metodologico deve essere osservato da tutti e in primis dal mediatore, e' sua la responsabilita' di una discussione che ha prodotto delle idee o e' ferma alla discussione precedente.
Le nostre discussioni e la loro buona riuscita sono dei biglietti da visita per i nuovi frequentatori, non dovrebbero mai andarsene con la sensazione di non avere concluso niente!
Grazie a tutti, ciao!
            Pozzati Ottavia     -     ottaviapozzati@libero.it
23 febbraio 2008



Come attirare gente
[ 21 febbraio 2008 ]
Sono due anni che "La Politica alla Gente" esiste. E sono due anni che gli amici ripetono: "stiamo facendo i carbonari", "se non si cresce di numero non si va da nessuna parte", "dobbiamo farci conoscere", e cosi' via.
Sono due anni che rispondo: "Ma e se convinci qualcuno, poi lui ti chiede: 'OK, e adesso che fo?'; tu cos'hai da proporgli di pronto, che funzioni?".

Siccome dicono che rispondere a una domanda con una domanda sia scorretto, faccio ammenda e presento qui in breve un progetto per l'organizzazione del nostro "movimento". Progetto che intendo presentare al convegno di maggio, con le modifiche che gli amici vorranno suggerire.
1. "La Politica alla Gente" e' composta da gruppi di quartiere e localita' che puntano a valorizzare il semplice cittadino in quanto tale. Puo' comprendere nell'immediato futuro anche gruppi "extraterritoriali", che si dedichino ad argomenti o attivita' molto specifiche, valorizzando interessi e competenze particolari.
2. Viene organizzato un convegno almeno ogni 9 mesi, meglio ogni 6: ad aprile/maggio e a ottobre/novembre.
Il primo compito del convegno e' valutare le nuove attivita' avviate, e decidere se fanno parte dell' "offerta" che presentiamo a chi vuole lavorare con noi. Il prossimo maggio saremo in grado di valutare l'attivita' denominata "Fabbrica del Programma", e di stabilire provvisoriamente le modalita' per condurla e i passi successivi per garantire la qualita' e l'utilizzabilita' dei suoi prodotti.
Il suo secondo compito e' individuare nuovi settori di attivita' da sperimentare; e costituire GRUPPI DI LAVORO che seguano le nuove attivita' per il tempo necessario a valutarle e cosi' poterle inserirle nell'"offerta" di "La Politica alla Gente". Si parla chiaramente di gruppi di lavoro, se possibile; non di individui: come ha invece fatto Sem per la specifica attivita' denominata "Fabbrica del Programma".
3. La rete di collegamento e scambio tra i gruppi viene mantenuta (e strutturata in modo opportuno) da una commissione organizzativa nazionale, che disporra' di personale di segreteria per seguire le scadenze, contattare le persone e mantenere le basi di dati. Da tale commissione si staccheranno di volta in volta commissioni locali, quando l'attivita' in una certa zona si sara' sviluppata ampiamente.
A maggio va costituita una commissione separata per Milano e dintorni; mentre la commissione nazionale inizialmente avra' il compito di far partire "La Politica alla Gente" nel maggior numero possibile di localita' sul territorio nazionale.
La commissione nazionale sara' supportata da un apposito sito Internet, da cui verranno staccati i siti di supporto alle commissioni locali, via via che queste nasceranno.
4. Viene confermata e potenziata la commissione Formazione e Cultura. Si propone al convegno di attribuire a tale commissione il potere di verifica delle attivita' delle commissioni organizzative, sia nazionale che locali, accertando che siano conformi allo spirito di "La Politica alla Gente". Si stabilisca che le sue "censure" abbiano potere vincolante.
Tale commissione si riunisca almeno ogni tre mesi; per il momento gli incontri si tengono a Milano; le modalita' di partecipazione di nuovi membri da altre localita' verranno stabilite secondo i casi, cercando di sfruttare al massimo i mezzi telematici per preparare gli incontri.
Viene proposta la costituzione, in pianta stabile, di una commissione "Iniziative Pubbliche", il cui compito urgente sara' l'elaborazione di una strategia viabile per i nostri gruppi in questo campo. Perche' tale commissione abbia senso, occorre che si raccolgano prima del convegno proposte in questa direzione, da passare all'esame della commissione appena questa si costituisce.
5. Sulla base di questo progetto, si cercheranno finanziatori che lo condividano e ci permettano di coprire per due anni le spese previste: anzitutto per il personale di segreteria.
            Prandoni Sem
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21 febbraio 2008



Darci uno statuto: parliamone!
[ 27 gennaio 2008 ]

Durante la nostra assemblea generale del 15 dicembre scorso, ci eravamo proposti di discutere pubblicamente la questione: "La Politica alla Gente" deve darsi una natura giuridica, o no? Deve costituirsi in un'associazione riconosciuta, in una ONLUS, insomma in un ente che abbia depositato il suo nome e il suo statuto?
Alcuni di noi sostengono da tempo che si tratta di una necessita' urgente. Per questo da due settimane ho aperto sul sito un apposito sotto-blog. Peccato che finora nessuno mi abbia scritto sull'argomento.
E' vero che siamo tutti molto occupati. Ma se riteniamo che la questione sia fondamentale, via! troviamo qualche momento per alimentare la discussione! Bisogna che cominciamo a battagliare, portando ciascuno le sue argomentazioni. Solo cosi' potremo arrivare preparati al momento in cui costituiremo una commissione apposita, che in tempi brevi proponga alla nostra assemblea le decisioni da prendere.

Visto che finora nessuno ha scritto, incomincio io ... Tenete presente che da domani questo scritto (e quelli che seguiranno) andranno sul sotto-blog dedicato allo Statuto.
Sulla questione posso esprimere solo un umile parere. Pur comprendendone l'importanza, per mia natura tendo a privilegiare altri aspetti. Quindi spero che seguano interventi di amici capaci di mettere in evidenza i vantaggi che conseguiremmo "costituendoci" in qualcosa di ufficiale.
Quanto a me, il mio punto di vista e' che sarebbe logico metterci prima d'accordo su un progetto per sviluppare "La Politica alla Gente": obiettivi e attivita'. E rimando a quanto ho scritto qualche giorno fa in "Teoria e problemi concreti": 15 righe che sintetizzano quello che siamo, dove andiamo e come ci andiamo, per utilizzare un'espressione ormai quasi passata in proverbio (vedi nel sotto-blog: "Il nostro progetto").
Una volta d'accordo sulla sostanza del progetto, potremmo definire i dettagli dello statuto in modo piu' appropriato.
Ho il timore che "comperare la scatola" prima di essere ben d'accordo su quello che ci mettiamo dentro  potrebbe causarci dei problemi.  E' vero che lo statuto si puo' sempre modificare, o addirittura rifare integralmente: se il motivo e' evidente a tutti i membri, non ci dovrebbero essere ostacoli. Tuttavia mi sembra innaturale: come se si invertissero i termini del problema.
Cosa ne pensate?
            Prandoni Sem
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15 febbraio 2008



Uno statuto per "La Politica alla Gente"?
[ 27 gennaio 2008 ]
All'assemblea generale di "La Politica alla Gente" del 15 dicembre scorso, avevamo promesso di aprire il dibattito, mediante il nostro sito Internet, sulla forma giuridica piu' conveniente per il nostro "movimento".
Si tratta di un passo delicato, che deve essere deciso collettivamente da tutti quelli che sono interessati a "La Politica alla Gente".
Abbiamo lavorato per due anni senza che nulla di scritto ci vincolasse.
Questo ha i suoi vantaggi, ma anche i suoi handicap.
Sarebbe bene che, prima di prendere decisioni, si valutino accuratamente gli uni e gli altri.
Da oggi inizia, sul nostro sito, una sorta di "blog" dedicato. Sulla presente pagina comparira' stabilmente il rimando a una PAGINA NUOVA, che conterra' tutti gli scritti dedicati alla questione. La pagina e' gia' disponibile con un clic su:
Dibattito sullo Statuto .
Si invitano:
sia i sostenitori dell'urgenza di costituirci in associazione o qualcosa di simile,
sia chi ritiene giusto continuare come ora,
ad esporre sulla nuova pagina i loro punti di vista e i loro suggerimenti.
Iniziamo a discuterne nel modo piu' libero.  In seguito, cercheremo di sollecitare le persone interessate affinche' presentino proposte dettagliate. Cosi' il dibattito potra' diventare piu' preciso e operativo.
L'obiettivo finale e' quello di riunire, al momento opportuno, un'assemblea generale che accolga la proposta migliore e la ratifichi.
            Prandoni Sem
              02 26995273 - 348 8098927 - sem.prandoni@lapoliticaallagente.it
27 gennaio 2008


Lo spirito dei nostri gruppi
Il significato culturale e politico
del lavoro dei gruppi di quartiere


        - 1 -
Di fronte alla progressiva disgregazione del nostro paese, abbiamo costituito un movimento, "La Politica alla Gente", per partecipare e reagire come gruppo agli eventi che ci coinvolgono.
Tantissimi cittadini da anni si sentono dentro un senso di ribellione, che vorrebbero esprimere in modo costruttivo, e coinvolgere il piu' gente possibile.
Il nostro movimento vuole rispondere a quest'attesa.
Per incominciare, siamo convinti che l'importante e' cambiare noi. Ci vuole tempo e fatica, ma non ci si puo' girare attorno: ogni popolo ha il governo che si merita.
Metterci a lavorare assieme non e' stato facile.
Come ogni aggregazione politica che nasce, siamo stati sospettati di essere puramente e semplicemente dei concorrenti in piu' alla "mangiatoia".
Ma l'ostacolo piu' grosso che abbiamo incontrato, e' un altro.
Gli italiani non hanno un'identita' collettiva: manca un disegno comune che permetta loro di dire: "Si', questo e' il mio paese, questa e' la mia gente, questi sono i valori che ci tengono insieme."
Non abbiamo sviluppato, come invece altri popoli, la certezza di chi siamo: una sicurezza che si fondi su un'identita' condivisa. Se l'avessimo, ognuno di noi sarebbe capace di prendere l'iniziativa per difendere la dignita' sua e del suo paese.
Umiliati come popolo e come nazione, siamo tutti diventati per necessita' piu' o meno individualisti; ma di un individualismo randagio, senza fondamenta profonde.
Cerchiamo in tanti modi di rimetterci assieme, perche' aspiriamo a ritrovare quello che abbiamo in comune. C'e' un fortissimo bisogno di occasioni di incontro e di confronto; ma se ne e' persa l'arte. Per reagire alla nostra solitudine di cittadini, tendiamo a perderci nel gruppo, piu' che portargli il nostro apporto individuale.
"La Politica alla Gente" ristabilisce l'arte dell'incontro. Chiamando i cittadini ad affrontare le questioni vitali del paese, in modo serio e responsabile, vuole ricreare l'identita' collettiva. Propone ad ognuno di contribuire a ricomporre la collettivita' nazionale partendo dal basso, dal piccolo dei nostri quartieri, dei nostri paesi, delle nostre vie; ed offre a ciascuno l'opportunita' di ritrovare in essa e nei suoi valori il fondamento della propria individualita'.
Crediamo che, con il contributo delle tante nuove forze d'aggregazione che stanno nascendo in tutt'Italia con fini simili ai nostri, questo processo puo' portare all'identita' nazionale: unico rimedio all'assurdo disordine di cui e' preda il paese; unico rimedio allo stato d'abbandono "civile" in cui tutti ci troviamo; unico fondamento su cui costruire una societa' vivibile.
Invitiamo tutti a partecipare con pazienza ed umilta' ai gruppi.
Nei gruppi l'individuo porta il contributo del suo sincero modo di sentire. E riceve dagli altri, e dalla piu' ampia rete di relazioni che si formano, l'aiuto necessario per valorizzare il suo contributo, e trovargli posto all'interno di un embrione di sentimento nazionale, che promette di farci diventare un giorno pienamente cittadini.
All'inizio, e' bene che ciascuno prenda le cose con semplicita'. Sappiamo tutti che per progredire, la via maestra e' quella del dialogo e del confronto. E' quindi essenziale imparare a lavorare in gruppo: cosi' si interagisce con persone che la pensano in modo diverso, si impara gli uni dagli altri; ed essere piu' in armonia con gli altri e' gia' in se' un bel risultato!
Poi col tempo viene l'essenziale, che e' il risultato etico: davvero si migliora la societa' partendo da se' stessi. Recuperare ed approfondire la nostra identita' di cittadini e' essenziale, se vogliamo saper dar voce alla gente; e' il primo passo di un autentico lavoro politico.
In effetti per noi "fare politica" e' un semplice mezzo per diventare individui che sanno stare consapevolmente nella nostra societa', come cittadini e come uomini, nel senso vero della parola: e cioe' per migliorarsi e per migliorare. E per far si' che un giorno si possa vivere in uno Stato migliore: uno stato che non vada in fallimento, i cui responsabili sappiano quello che fanno.
        - 2 -
Se queste sono le convinzioni che ci animano, e' il momento di offrire ovunque ci e' possibile il nostro aiuto, perche' nuove persone possano progredire.
Mettiamo assieme i mezzi di cui disponiamo, per creare nuovi gruppi. Aiutiamoli a fare il loro pezzo di strada. Insegnamo loro che - tra otto mesi, tra un anno - a loro volta metteranno assieme i loro mezzi e fonderanno nuovi gruppi, secondo le loro capacita'.
La risposta c'e', e l'abbiamo verificato: ad ogni tentativo che abbiamo fatto, ovunque, e' nato un nuovo gruppo. Provassimo a convocare la gente di una strada, si formerebbe il gruppo della strada; di un condominio, lo stesso. C'e' attorno a noi gia' in corso una rivoluzione culturale di cui dobbiamo saper cogliere gli elementi.
Tutto questo si puo' fare restando il movimento della gente lavoratrice: che fa politica perche' obbligata dalle circostanze, ma che per queste cose ha un tempo molto limitato: qualche ora al mese! Ma che ha cuore, e ha la convinzione di essere gia' il nuovo cittadino che cerchiamo.
Assumendosi il suo pezzettino di responsabilita' al momento giusto, ne diffonde il senso.
Per fare il movimento non e' quindi alla grande struttura che dobbiamo mirare, ma a creare una responsabilita' condivisa. Non scimmiottiamo i partiti o i movimenti che gia' esistono.
Lanciamo il NOSTRO messaggio, e su di lui costruiamo.
Per questo, abbiamo deciso di affidare ad alcuni di noi, dei quali il movimento ha fiducia e di cui stima l'impegno e la coerenza, il compito di elaborare il nostro
MANIFESTO ,
perche' si sappia cosa proponiamo; e si sappia che i nostri obiettivi, le azioni necessarie per raggiungerli, e come trovare le risorse per tali azioni, sono tutti coerenti gli uni con gli altri, e corrispondono a quanto i cittadini si aspettano da gente seria, che condivide la generale ribellione all'attuale modo di far politica. E confidiamo che, con queste risoluzioni, saremo un valido interlocutore per i tanti gruppi, associazioni, comitati che da tempo cercano di cambiare le cose. Sappiamo di non essere i soli "risvegliati", bisogna puntare assieme al risultato che ci sta a cuore.
Il Manifesto esporra' il programma di "La Politica alla Gente": la nostra politica, il nostro pensiero, il nostro modo di vedere le cose.
        - 3 -
La parte piu' preziosa della nostra fatica e' la RICERCA, e tutti la fanno assieme. Da noi, il cittadino sta davanti, i politici dietro: nei nostri incontri possono intervenire solo come cittadini tra gli altri. Oggi, se un incontro politico offre anche la minima possibilita' che qualcuno "stia in cattedra", nessuno ci crede piu'; e i militanti devoti che ancora resistono ci vanno per obbligo.
E' quindi parte importante del nostro messaggio far conoscere con che spirito conduciamo il dibattito nei gruppi e ne riuniamo i frutti nelle relazioni. Descrivendo dettagli anche minuti e apparentemente poco significativi del nostro lavoro nei quartieri, mostriamo come il nostro progetto politico sia davvero la costruzione di una nuova socialita'.
Nei gruppi impariamo a dare sempre maggior peso ai problemi complessi che dibattiamo. Sappiamo pero' che non si tratta anzitutto di problemi tecnici, anzi: per affrontarli in modo corretto, l'essenziale e' assegnare alle motivazioni etiche tutto il valore che meritano. Anche alla base di quello che il tecnico dice (ma non lo confessa...) c'e' l'impostazione etica che si porta dentro.
Nella discussione di gruppo, le diverse idee non restano piu' delle teorie: sono le idee delle persone in carne ed ossa con cui si discute. Le "correnti di pensiero" diventano cosi' piu' facilmente avvicinabili, comprensibili nelle loro fondamenta e nelle loro caratteristiche piu' importanti. Ne risulta - spesso in un modo che sorprende gli stessi partecipanti al gruppo - che le idee che emergono si integrano ottimamente con le aspettative dei singoli, dando a tutti una palpabile sensazione di promozione.
        - 4 -
Discutendo nel gruppo, la teoria non deve mai spaventare, se serve ad educare me per educare gli altri in modo vero.
Non dobbiamo aver paura di un'apparente monotonia: dobbiamo sempre tener fisse le cose importanti, toccare i fondamenti della nostra convivenza. E' cosi' che si impara a non "lasciar andare" le cose.
I nostri gruppi sono laboratori, in cui si deve lasciare spazio alla spontaneita' delle persone.
Certo, il mio intervento non deve essere censorio o suscitare un battibecco; bisogna intervenire positivamente, a sostegno ed esplicazione di quello che dice l'altro: allora nasce un dibattito veramente arricchente. Bisogna evitare interventi tagliati con l'accetta; e, ovviamente, rispettare l'ordine del giorno...
Chi fa il servizio di "moderare" il gruppo, non ha particolari capacita' personali: e' un errore pensare che ci voglia un particolare carisma.
Bisogna avere una fiducia profonda nelle persone; ed essere interessati piu' alla qualita' delle persone, che alla qualita' dei loro prodotti.
Nella nostra ricerca, partiamo sempre dal punto in cui i partecipanti stanno partendo, in termini di interessi, domande, problemi e preoccupazioni. Lo scopo della partecipazione politica che offriamo, e' di consentire ad ogni individuo di realizzare pienamente il suo potenziale personale; e non di far in modo che lui si conformi a qualcosa.
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Quando si discute nei nostri gruppi, i contributi di tutti, per quanto diversi e apparentemente contrastanti, sono in realta' profondamente convergenti. Infatti sono interventi di cittadini che vivono le stesse realta', che non vengono per ingannare gli altri o per sfruttarli: le loro diversita' sono piu' di apparenza - o di carattere - che di sostanza.
Se questo risulta sempre chiaro, nei nostri gruppi, e' perche' per noi parlare di politica vuol dire parlare dei problemi concreti che viviamo: allora le ideologie si sciolgono, e cittadini che votano per l'estrema destra si trovano a concordare al 95% per cento con quelli che votano per l'estrema sinistra.
Nei verbali che vengono poi trascritti e distribuiti, se qualcuno e' intervenuto dicendo: "Non sono d'accordo, le cose stanno invece ...", si scrive: "Si', ma e' bene tenere conto anche del fatto che...". Tutti si sono sempre riconosciuti in queste trascrizioni. Piu' facilmente qualcuno non si sarebbe riconosciuto nella trascrizione delle precise parole che aveva pronunciate...
Bisogna crederci, e far emergere la volonta' politica collettiva. In questo, tutti possono essere, per la loro parte, moderatori "anonimi": davvero, basta crederci.
Se qualcuno dei partecipanti, per modesto che sia, ha questa sensibilita', allora si produce l'impressione che lo svolgimento della riunione abbia avuto un suo filo conduttore, al di la' di possibili divagazioni e intemperanze. Ne deriva a tutti un'istintiva soddisfazione, che e' importante per la volonta' di continuare e per lo sprone ad essere fattivi.
Va valorizzata l'importanza dell'autodisciplina: ogni partecipante all'incontro, e' al servizio di tutti.
Si aiuta il movimento non con la quantita' di ore, ma con una presenza convinta, e con la disciplina nel coordinarsi agli altri.
Il primo scopo, e' "durare" assieme: la crescita futura poggia sulla stabilita' di oggi. Nulla deve lanciare i membri in disaccordi, o (peggio ancora!) in fughe in avanti.
Non bisogna essere ultimativi con le persone indisciplinate o difficili di carattere. Il rigore deve essere promosso a partire dalla fiducia: chi si sente responsabile si da' da fare per creare l'atmosfera collaborativa, dando esempio di serieta' e sobrieta'. E bisogna saper studiare soluzioni apposite per i casi difficili.
Quello che facciamo nei gruppi, di mese in mese, e' il lavoro "oscuro" su cui tutto poggia.
giugno 2007 aaaaaaa


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